visto per errore di una persona speciale, piaciuto come intrattenimento, odiato per tutto il resto



Tratto da un romanzo di Matheson (che non avrò mai il coraggio di leggere), è un film immensamente bello a livello ottico, e fortemente inutile dal punto di vista cinematografico.
Storia banale, muoiono i figli, dopo qualche anno, in un incidente stradale, passa a "miglior vita"  anche il protagonista (un qui deludente Robin Williams), e inizia a vagare per un inferno, seguito da una guida virgiliana, seppur più giovane (che si capisce alla prima inquadratura chi sia in realtà) e prosegue poi il suo viaggio con un'altra guida (che ci ricorda la Beatrice dantesca) e anche della seconda guida è facile intuire quale sia la vera identità.
Il film ha delle ottime idee, sfruttate però male: parla dell'aldilà, della morte e di tutto ciò ad essa affine seguendo le più varie e disparate religioni, senza però saperle sfruttarne al meglio le idee, anzi senza sfruttarle per niente (l'idea dell'albero visto da Chris solo quando la moglie lo dipinge, e perde le foglie quando lo cancella è geniale, ma non prosegue, non viene sfruttata per niente all'interno della storia, è solo un espediente per arrivare a 115minuti).
Dire che i dialoghi sono banali sarebbe offendere i dialoghi banali del mondo ("A volte quando si vince, si perde" per capire).
Tecnicamente non è male (ha vinto l'oscar e il satellite award per gli effetti speciali nel 1999) però quel che manca è la storia, e la sapienza per raccontarla.
Consigliato agli smielosi innamorati dell'ammore, e a chi vuole vedere lo scivolone (per fortuna temporaneo) della carriera di Robin Williams.


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