What Dreams May Come (1998) di Vincent Ward


visto per errore di una persona speciale, piaciuto come intrattenimento, odiato per tutto il resto



Tratto da un romanzo di Matheson (che non avrò mai il coraggio di leggere), è un film immensamente bello a livello ottico, e fortemente inutile dal punto di vista cinematografico.
Storia banale, muoiono i figli, dopo qualche anno, in un incidente stradale, passa a "miglior vita"  anche il protagonista (un qui deludente Robin Williams), e inizia a vagare per un inferno, seguito da una guida virgiliana, seppur più giovane (che si capisce alla prima inquadratura chi sia in realtà) e prosegue poi il suo viaggio con un'altra guida (che ci ricorda la Beatrice dantesca) e anche della seconda guida è facile intuire quale sia la vera identità.
Il film ha delle ottime idee, sfruttate però male: parla dell'aldilà, della morte e di tutto ciò ad essa affine seguendo le più varie e disparate religioni, senza però saperle sfruttarne al meglio le idee, anzi senza sfruttarle per niente (l'idea dell'albero visto da Chris solo quando la moglie lo dipinge, e perde le foglie quando lo cancella è geniale, ma non prosegue, non viene sfruttata per niente all'interno della storia, è solo un espediente per arrivare a 115minuti).
Dire che i dialoghi sono banali sarebbe offendere i dialoghi banali del mondo ("A volte quando si vince, si perde" per capire).
Tecnicamente non è male (ha vinto l'oscar e il satellite award per gli effetti speciali nel 1999) però quel che manca è la storia, e la sapienza per raccontarla.
Consigliato agli smielosi innamorati dell'ammore, e a chi vuole vedere lo scivolone (per fortuna temporaneo) della carriera di Robin Williams.


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