parlando così a caso ho azzardato un'analisi del tipo: "ultimamente c'è poca roba di decente nell'animazione, è tutta roba banalotta e sempiciotta, non c'è profondità di alcun tipo" e allora Paola ha droppato questo robot selvaggio...
come sempre, prima della recensione una breve presentazione di ogni partecipante (nome, età, occupazione, piatto preferito, città)
eRica: 33, donna, faccio cose con dati e pc, patate, Catania
PAola: 30, neodisoccupata, pasta con le patate (rigorosamente quella fatta da mamma), Catania
PIetro: 37, uomo, studentepartimeincercadilavorofulltime, pizza con kebab, catania
1. riassumi la trama in 140 caratteri
e: Un assistente robot finisce su un'isola selvaggia e diventa selvaggio grazie all'amicizia e alla genitorialità.
Pa: Un robot si perde in un’isola e inizia a svolgere uno dei compiti più selvaggi mai esistiti…fare la mamma
Pi: un robot scopre la maternità, con annessi pregi e difetti, bellezze e sofferenze, soddisfazioni e difficoltà
2. film incentrato sul rapporto tra tecnologia e natura oppure film universale?
e: a livello superficiale sembra contrapporre tecnologia e natura, ma secondo me il rapporto di cui parla è quello razionalità ed emozioni, tra la rigidità imposta dalla società o da alcuni modi di pensare, e la libertà come forma di espressione del lato più “umano” ed emotivo, e questo lo rende un film universale. I problemi affrontati nel film non per niente sono legati alla tecnologia (oserei dire che è proprio fuorviante pensare che possa esistere un robot così, che gli stacchi la corrente e continua a funzionare, per esempio…), l’espediente del robot serve soltanto ad enfatizzare il cambiamento, l’evoluzione, il contrasto, ma il personaggio sarebbe potuto benissimo essere un tipo di animale diverso o un umano.
Pa: Direi entrambi con la prevalenza del secondo. Il film parte dal rapporto tra tecnologia e natura e piano piano si trasforma in una favola universale e che conosciamo fin troppo bene.
Pi: forse il rapporto tra tecnologia e natura può essere considerato universale, nonostante valga solo per la terra e non per tutto l’universo, ma in fondo è un problema che come umanità abbiamo dovuto affrontare e dovremo affrontare sempre più insistentemente nel prossimo futuro, e non solo nel prossimo.
3. che ruolo ha la famiglia?
e: la famiglia è quella che si sceglie e che si costruisce con il sostegno reciproco.
Pa: E e Pi si sono già espressi benissimo, non c’è molto altro da aggiungere
Pi: film da consigliare a chi parla di genitorialità solo quando è dettata dal generare materialmente, con del sano sesso solo a scopo riproduttivo, una famiglia: la famiglia è quella che si sceglie, ma anche quella che capita, quella che, volente o nolente, ci spinge a crescere, a maturare, a migliorare, a perdere dei tratti che magari sono visti come negativi o che possono indebolirci; al contempo la famiglia è quella che ti vincola, che ti da una direzione facendotene perdere mille altre, che accompagna nei successi e sostiene nelle difficoltà, coi propri modi, coi propri mezzi e con le proprie convinzioni, e tutto ciò a prescindere dal legame di sangue
4. chi è il vero selvaggio del titolo?
e: il vero selvaggio è Fink, la volpe che sostanzialmente mette in moto tutta l’evoluzione dei personaggi, sé stesso compreso. Nonostante la sua natura (o “programmazione”) egoista e approfittatrice, si dimostra capace di altruismo e gentilezza, un vero rivoluzionario!
Pa: Troppo smielata se dico l’amore? L’amore familiare, l’amore della e per la comunità… l’amore che prende diverse forme ma che è la forza più “sovversiva” del film, ciò che fa emergere la parte migliore del “selvaggio” e la trasforma in cura, responsabilità e scelta. Più che opporsi alla natura, la completa.
Pi: gli unici veri selvaggi son sempre gli uomini, che devono conquistare, dominare e stravolgere tutto...al contrario gli animali, e persino i robot, sono molto più amorevoli e “umani”
5. cast adeguato o cambieresti qualcuno?
e: non avendolo visto in lingua originale non posso pronunciarmi appieno, MA, direi che una menzione speciale va a Matt Berry perché è UGUALE al suo personaggio castori… e anche un cuore grande per Catherine O’Hara, mamma di tutti noi sempre e comunque.
Pa: cast perfetto, doppiatori perfetti. Brividini per la O’Hara.
Pi: visto doppiato (mea culpa) però non male affatto, il cast originale sembra comunque PERFETTO: Lupita Nyong’o sembra proprio Roz, Pedro Pascal ha l’aria da volpe, Catherine O’Hara perfetta madre, Mark Hamill sembra proprio una guida spirituale e l’immenso Matt Berry è perfetto ovunque lo metti; mi auguro di avere modo di rivederlo in lingua al più presto.
6.qual è la morale del film?
e: che chi siamo non è definito in assoluto da come nasciamo “programmati”, né dalla famiglia in cui nasciamo o cresciamo, ma lo decidiamo noi giorno per giorno scegliendo come comportarci, imparando cose nuove e costruendoci delle gambe di legno, se serve.
Pa: La vita è una relazione (complicata) tra le scelte e le “cose che ti capitano”, che ti mette davanti a scelte, responsabilità e limiti, non per annullarti, ma per orientarti verso una versione più consapevole di te stesso. "The way I see it, every life is a pile of good things and bad things. The good things don’t always soften the bad things, but vice versa, the bad things don’t always spoil the good things and make them unimportant.”
Pi: in fondo siamo più quello che ci capita di quello da cui proveniamo o quello a cui aspiriamo.
la recensione, del sommo e irripetibile maestro
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