I am mother (2019) di Grant Sputore

Domenica/fantascienza sta diventando una costante e dopo gli Alien (tutti quanti, tutti meravigliosi e ancora non c'è stato il coraggio di recensirli) si passa a qualcosa di più moderno, di gigantescamente sponsorizzato dalla grande N rossa che è una specie di Re mida della merda: ogni idea carina presente che può essere resa su pellicola (na volta) la riesce a far diventare una cacchetta secca, e spiaccicata ai bordi della trafficata e sempre più incasinata autostrada dell'intrattenimento (in realtà in chat con degli amici l'avevo definito una torta carinissima, con glassa a specchio al cioccolato bianco, decorazioni di caramello salato al pistacchio, ma farcita di merda, ma il significato è lo stesso, anche se forse la "resa grafica" è diversa)
recensione di I AM MOTHER di onironautaidiosincratico.blogspot.it


come sempre, prima della recensione una breve presentazione di ogni partecipante (nome, età, occupazione, piatto preferito, città)


eRica: 28, donna, studentessa, patate, catania

Pietro: 32, uomo, studentepartimeincercadilavorofulltime, pizza con kebab, catania



Non avevo grandissime aspettative su questo film, forse per questo motivo non sono rimasta troppo delusa.

"Delusione" è il sottotitolo del film: un'idea carina mortificata da mezzi davvero scadenti, una buona recitazione ingabbiata in una pessima storia, pessime citazioni di meravigliosi film di fantascienza a cui il regista vorrebbe potersi ispirare (2001 e blade runner su tutti), un rapporto madre-figlia che si esaurisce nella pedissequa e scialba scelta di usare questi come nomi dei personaggi principali.

La trama l’ho trovata un po’ banalotta e già vista, in breve: i droidi prendono il controllo sull’evoluzione dell’umanità e questo è brutto.


Questo film può essere definito, a ragione, il figlio indegno di Moon, non riuscendo però a raggiungerne le vette, neanche le più basse e facili, ma imitandone l'ambientazione da kammerspiel, il tema fantascientifico futuristico e la ripetitività di alcune azioni di alcuni personaggi; il futuro è stato già esplorato in maniere migliori altrove, il rapporto madre-figlia idem, la riflessione sulla tecnologia pure.

Questi droidi però, questa “madre”, sono solo versioni spietate e calcolatrici degli umani che conosciamo, il film non sfrutta per niente il lato tecnologico della faccenda.

La madre è la più umana dei personaggi, in tutte le scelte, e questo non è un pregio per la narrazione, perché non c'è un'evoluzione del droide, un suo passare da essere calcolatore ad essere senziente (per come noi lo vediamo), ma è già una specie di fidanzatina gelosa superpotente con la capacità di covare rancore per 38 anni se l'esperimento non funziona, e condizionare tutti pur di ottenere il proprio obiettivo (che la donna "venuta dall'esterno" sia la prima figlia scartata, mentre la seconda è stata bruciata per qualche negligenza, e magari la miniera e la storia dell'esterno sia tutto un complotto controcomplottaro della stessa unica madre-padrona-generatrice non è neanche così improbabile).

Un punto a favore va al cast, due sole donne che portano avanti un intero film, senza personaggi inutili di riempimento.

Il cast è forse l'unico vero pregio del film, nelle due "sorelle" meravigliosamente perfette per il loro ruolo: Clara Rugaard bonissima e bravissima, Hilary poco presente (in molti sensi) ma brava anche lei.

Il film non mi ha lasciato particolari spunti di riflessione e neanche molto da dire sulla sorta di critica all’eventuale sopravvento della tecnologia sull’umanità.

E questa è la vera morte della fantascienza, che invece, come Alien ci ha insegnato, Chappie ha continuato a fare e Black mirror ha portato alle estreme conseguenze è la riflessione a fine visione: è lo stesso che ha fatto StarWars: prendere la fantascienza e ridurla a plotwist e telenovelas, rimuovendo la riflessione sulla contemporaneità spalmata su un futuro più o meno tecnologicamente avanzato, ma che ha nella tecnologia il vero quid.

Ultima critica, il film non è neanche particolarmente coinvolgente, crea un po’ di tensione, sì, ma non tiene col fiato sospeso o con lo sguardo incollato allo schermo. Peccato.

Il più grosso e sintomatico problema di Netflix, e di tutte le produzioni "moderne" sta qui: tutto è diventato "nospoiler" e "cit", nient'altro, non c'è narrazione, non c'è la storia, non c'è ambiente, nessun tecnicismo o attenzione alla parte tecnica, sembra quasi che la narrazione non importi più, ma sia tutto pensato per recensire, per parlane, per generare discussioni a riguardo (spesso usando i temi come pretesti, senza neanche affrontarli), per ostentare di averlo visto, più che per godere della visione stessa.




visto che si parla di amore materno ho subito pensato a loro



qua pure una piccola parte del making of del robottone-droide-tuta che poi è stato indossato da Luke Hawker per interpretare madre

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