Il buono, il brutto e il cattivo (1966) di Sergio Leone #DINUOVO

film già visto (purtroppo solo decine di volte), già recensito e di cui tutti han detto tutto, per cui, noi, dalla nostra comfortevolissima quarantena, potevamo non parlarne? il #martedìcinema sembra aver raggiunto il suo plateau sui 5 partecipanti, dopo i picchi delle settimane scorse, per poi avere un fisiologico calo...
recensione di Il buono, il brutto e il cattivo di onironautaidiosincratico.blogspot.it

come sempre, prima della recensione una breve presentazione di ogni partecipante (nome, età, occupazione, piatto preferito, città)
Valentina: 28,studente, calamari fritti, Catania.
Antonio: 37, produttore di vino, bistecca, giarre
Pietro: 31, uomo, studentepartimeincercadilavorofulltime, pizza con kebab, catania

1. riassumi la trama in 140 caratteri
V: Il film è ambientato nel 1862 durante la guerra di secessione americana. In questo contesto vediamo l'intrecciarsi delle storie di tre pistoleri accomunati da un unico intento: recuperare una cassa che nasconde duecentomila dollari seppellita in un cimitero abbandonato.
A: una cassa con 200.000 dollari fa gola a tre uomini. Sullo sfondo la guerra di secessione
P: tre cowboy cercano un tesoro, incontrandosi e scontrandosi con, sullo sfondo, la guerra di secessione

2. film incentrato sulla guerra oppure film universale?
V: Credo che sia un errore definirlo un film di guerra, nonostante la connotazione storica: é un film sulla sopravvivenza, sulla condizione umana e su come essa sia sempre costretta ad adattarsi agli eventi. Il susseguirsi dei giochi di potere scandisce il ritmo della storia ed è proprio il potere stesso che garantisce successo e ricchezza , ma bisogna saperlo gestire ed è qui che entra in gioco la personalità di ognuno dei protagonisti. – «Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava. Tu scavi»
A: film sulla cupidigia, che per alcuni è senza scrupoli e in altri è mitigata da una sorta di umanità di fondo.
P: la guerra e l'avidità individuale, oltre ad una stranissima e mai dichiarata amicizia

3. che ruolo ha la musica?
V:Ennio Morricone é una garanzia, un marchio di fabbrica. In molti non hanno mai visto un film western, sono considerati "noiosi" dai più ma tutti conoscono le note de "Il buono, il brutto e il cattivo": tutti, prima ancora di vederlo, lo abbiamo ascoltato e questo rende perfettamente l'idea di come la genialità indiscussa del compositore sia in grado di produrre una regia alternativa che ci permette di apprezzare una storia raccontata attraverso le sue melodie. La musica diventa essenziale, acquista un potere forte tanto quanto le immagini ed è da questa unione che nasce un capolavoro del genere, immortale nel tempo.
A: forse è la musica il vero protagonista del film. Una colonna sonora perfetta che riempie gli enormi spazi del deserto,che tiene la tensione di ogni sguardo.
P: la musica è coprotagonista, le invenzioni del Maestro sono fenomenali: dalle chitarre elettriche ai fischietti, passando per fruste, timpani come se piovesse, fischietti e tutto il resto; niente sarà più come prima dopo Ennio, da nessuna parte

4. chi è il vero buono del titolo?
V:Credo che non esista un "buono" in assoluto. Il titolo ci suggerisce che avremo a che fare con tre personalità ben distinte ma scopriremo che in realtà tutti e tre i protagonisti non sono altro che la rappresentazione univoca della versatilità dell'uomo di fronte ad ogni circostanza che deve affrontare : Tuco Ramirez (il brutto), ad esempio, é un farabutto senza scrupoli ma é anche in grado di mostrare la propria fragilità emotiva e crede nei valori della coerenza e dell'amicizia.
A: probabilmente è il meno cattivo, ma non per questo il meno motivato ad arricchirsi.
P: nessuno, non c'è un buono nel film, ma solo gente che sfrutta altra gente per ottenere i propri scopi

5. cast adeguato o cambieresti qualcuno?
V: Il cast è un altro elemento vincente del film. Sono passati più di 50 anni dall'uscita del terzo capitolo della fortunata "Trilogia del dollaro" e i protagonisti sono diventati parte integrante del cult: non riesco ad immaginare un volto migliore per il "biondo" se non quello del mitico Clint Eastwood, glaciale ed impavido che si contrappone perfettamente alla forte espressività di Eli Wallach che interpreta "Tuco Ramirez" il bounty killer più goffo, irriverente e "sopra le righe" del west. Se poi pensiamo ad un vero duro, di quelli col pelo nello stomaco, non possiamo non associare ad esso il volto di "Sentenza": Lee Van Cleef ci garantisce tutto ciò che avremmo potuto aspettarci da qualcuno con un simile soprannome. Insomma, il successo di questo film è impossibile da concepire senza un'impronta caratteriale così forte realizzata grazie alla bravura degli interpreti, a mio avviso, insostituibili.
A: il cast è perfetto. Ho provato ad immaginare un remake ma credo non ci siano attori che riuscirebbero a scalciare oggi i volti che ormai sono associati a questi immortali personaggi.
P: tutti perfetti, ognuno nel suo ruolo: il magistrale Eastwood con lo spettacolare Wallach e il superbo Van Cleef creano un trio di perfezione attoriale, di facce, di espressioni, insieme a tutti gli attori "di contorno" che aumentano il livello (su tutti Aldo Giuffrè che interpreta un capitano alcolizzato ma che fa una lunga dissertazione sulla guerra)

6. con questo film Leone chiude la sua trilogia del dollaro, che finisce col buono senza nome che va via, a guerra di secessione ancora in corso, con i suoi 100000$; visto che il poncho trovato nel finale è un chiaro riferimento agli altri film, pensi che si sia voluto creare una sorta di corto circuito o questo è proprio un sequel degli altri due?
V: Credo che l'intento del regista non fosse quello di creare un vero e proprio "ciclo" di eventi: storicamente questo, pur essendo il terzo capitolo, dovrebbe collegarsi prima degli altri per via della linea temporale dettata dalla guerra di secessione che fa da sfondo agli eventi dei protagonisti.Tuttavia,non credo sia importante ricercare per forza un collegamento tra le tre pellicole poiché risultano essere indipendenti tra loro pur avendo tutti in comune l'ambientazione storica e un protagonista, ovvero "l'uomo senza nome" che acquista soprannomi diversi in ogni film. Il prodotto funziona, a prescindere dagli altri due,il filo che li tiene uniti é il desiderio di far appassionare lo spettatore alle vicende dell'antieroe interpretato da Eastwood e divenuto col tempo icona stessa del genere.
A: credo che il buon Sergio abbia voluto creare di personaggi iconici che pur cambiando siano sempre gli stessi con caratteristiche fisiche e comportamentali simili in modo da creare anche una forma di affetto da parte dello spettatore. Quello che vediamo nei suoi film non è il west ma il SUO west
P: chiaramente è una supercazzola del regista: l'universo è lo stesso, ma le storie son tutte diverse, fine



e poi c'è lei, che non canta, ma usa la voce come uno strumento musicale...grazie Ennio, non lo faremo mai abbastanza, non ci saranno mai abbastanza premi o abbastanza dischi venduti per poterti dire quanto tu hai fatto per noi

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