si ritorna sulle memorie dell'elefante rosa, che ha due zampe a Potsdam, una a Milano una a Torino e la proboscide a Perugia....
capitolo 2 - i primi seicentoquattromilaottocento secondi - 22/03/018





La prima settimana qui è stata come stare sulle montagne russe...il che fa ridere visto che non posso neanche camminare, ma rende l'idea. Si sono alternati momenti di assoluta sicurezza e fiducia in me stessa e nel mondo (arrivare fino alla fermata sotto la neve e prendere il bus da sola per andare all'università, wow!) a momenti di totale sconforto (tornare a casa con ogni muscolo del corpo dolorante e talmente tanto stanca da piangere solo per la stanchezza). Mi sono resa conto che queste due stampelle non solo mi rallentano da morire, ma mi impediscono di fare le azioni più stupide, quelle che uno dà per scontate: portare una tazza di caffè dal bancone al tavolo, portare il vassoio in mensa, fare la spesa, portare un qualsiasi oggetto da una stanza ad un'altra... tutto difficile. Ovviamente era tutto facile quando lui era qui con me, non mi avrebbe fatto pesare nulla, lo so. Ma sarei pesata io su di lui e non voglio più farlo. Adesso qui devo chiedere aiuto per forza per le cose che non posso fare da sola. Questo può essere un modo per socializzare ma mi sto perdendo i vari tour per la città e feste varie a cui non ho chiaramente potuto partecipare. Mi sento un po' esclusa, ma non mi sento sola. Lui essendo ancora in giro lo sento vicino, come se il fatto che fosse in viaggio lo rendesse meno lontano, come se fosse tutto solo un viaggetto momentaneo. Sento lui e la mia famiglia tutti i giorni. Mi sostengono, anche da lontano. E io provo a sostenere loro, forse ancora più preoccupati di me per questa mia esperienza infortunata.
il mio pellegrinaggio amicale mi ha portato prima a milano e poi a torino, e stasera dovrò partire per perugia (per un piccolo misunderstanding col mio ospite perugino), per l'ultima tappa; tanti impegni e un piccolo malore allo stomaco mi fanno pensare sia passata già una settimana, ma quando ci penso è passata SOLO una settimana, saranno quattro mesi e mezzo, che sono tipo diciotto settimane, quindi è ancora passato un diciottesimo del tempo senza lei...con la scusa dei potenterrimi mezzi a nostra disposizione ci siam potuti sentire costantemente, come se quasi non ci fosse la distanza (seppur in qualche messaggio e in qualche chiamata si sentiva, eccome). gli impegni mi tenevano lontani dai brutti pensieri: tra musei, tram da sbagliare e dolci dai nomi confondenti da provare, pessimi film da vedere e polli a cui ficcare in culo una birra la giornata scorreva tranquilla, ma la sera, nel divano, dopo aver mandato quel messaggio di buonanotte, quell'immagine random di pucciosina buonanotte, il mondo si spegneva (e si spegne ancora), senza lei, senza noi: saperla così lontana, così fragile mi rende allegro come Mercoledì Addams, però so anche che questa esperienza può farla star meglio, può renderla più indipendente e questo mi fa sopportare la distanza e non mi fa dirle ogni singolo secondo quanto mi manchi, o quanto qualsiasi cosa incontri mi ricordi lei (soprattutto le fottute coppiette pucciosine di torinesi o milanesi beccate in giro a piccionciniare ad ogni ora del giorno e della notte e in qualsiasi luogo della città). Torino è uno di quei posti dove vorrei portarla, farle vedere le cose che ho visto io, farle mangiare quello che ho mangiato io (soprattutto da spakkapanza, ma più ancora in una minuscola panetteria dietro il museo egizio, delle focacce da urlo e una farinata spettacolare [a lei piace tanto il rosmarino e gli occhi si fanno lucidi mentre la mangio, solo a pensare a lei]) farle da cicerone per tutta la città, provando gianduiotti e bicerin insieme, ridendo e sparlando dei casi umani beccati sul bus. In questo viaggio sto riscoprendo il silenzio, mi muovo tanto, parlo poco (tranne al telefono), ma la cosa non mi pesa, non troppo, non ancora...



come sempre, qui sotto, due brani da accompagnare alla lettura del doppiopost 

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