Prima delle risposte (come sempre) una brevissima, sintetica e minuscola presentazione di ognuno: 

Antonio: 27, uomo, studentattore,risotto alla milanese/pizza/parmigiana/arancino
eRica: 22, donna, parrucchiera, patate
Pietro: 26, uomo, studentepartimeincercadilavorofulltime, pizza con kebab





1. riassumi la trama in meno di 89 parole
A. Un ultracinquantenne attore hollywoodiano, ormai celebre per il grande pubblico solo e soltanto per un personaggio, il ruolo da supereroe che ha interpretato per buona parte della sua carriera: ovvero Birdman (al quale deve certamente la sua più che agiata stabilità economica, nonché la notorietà come detto sopra), decide di dare una svolta al suo percorso artistico per apparire finalmente ai suoi fan anche come attore impegnato. Per portare a compimento quest’intento produce uno spettacolo teatrale del quale sarà regista ed anche protagonista ma il pubblico ancora una volta non saprà decidersi del tutto nel giudicare la sua natura artistica, e egli stesso sarà tormentato e diviso nell’affrontare o nel tentare questo cambiamento. Il film è un bellissimo spaccato di quello che talvolta può essere il prezzo della fama nel mondo dello spettacolo.Pieno di spunti,tematiche, che per quanto avrebbero bisogno di più film a parte per essere elaborati con maggiore perizia, rendono abbastanza l’idea di ciò che vogliano significare seppure sotto-forma di imput per uno spettatore che vorrebbe approfondirli in materia psicologica o sociologica.
E. Un attore famoso per un solo ruolo cinematografico da supereroe cerca di togliersi la maschera e mettere in scena uno spettacolo teatrale per farsi rivalutare con serietà. Teatro, personaggi e vita reale si intrecciano fino alla “fine”.
P. Attore sfigato e famoso solo per la sua parte in un film dell’Uomo-uccello (vaghissimo riferimento al pipistrello di Bob Kane e Bill Finger) si redime alla grande recitazione organizzando uno spettacolo teatrale dove si fondono vita privata e professionale.


2. come ti è sembrata la scelta di ricreare un unico piano sequenza?
A. La scelta di ricreare un unico piano sequenza mi è sembrata valida in quanto molte scene sono ambientate all’interno del teatro, circa la metà mentre i personaggi sono in scena e questo potrebbe dare un’idea meno frammentaria: un unicum come l’incubo che vive il protagonista in questo processo di ricerca di un successo rinnovato, ripulito.
E. L’idea dell’unico piano sequenza è molto bella, coinvolge molto di più e mi è piaciuta la resa in questo film. Penso però che avrebbe avuto più senso (visto che comunque il tempo della storia e del racconto non coincidono) fare giusto un paio di stacchi per fare riposare gli occhi!
P. Forzata, e pure parecchio: per la prima mezz’ora si gode da matti: tutto è un continuum insoluto di immagini e storie, i personaggi entrano ed escono dal quadro.


3. cast appropriato o scelto a caso?
A. Cast appropriato. Tutti bravissimi.
E. Cast perfetto. Michael Keaton sembra possa interpretare un pò sé stesso, visto che dopo il suo ruolo in Batman (il personaggo di Birdman lo ricorda parecchio anche per la particolarità della voce) non ha avuto molto successo; Edward Norton mi è piaciuto un sacco; Emma Stone perfettamente azzeccata. Niente da criticare nel resto del cast.
P. Tutti bravissimi: Keaton perfetto a interpretar sé stesso (vedi punto 4); Stone brava quanto incantantemente bella; Norton un filo sopra le righe, quasi fastidioso; Andrea Riseborough e Naomi Watts belle quanto poco utilizzate, se non come contorno scialbo; Galifianakis osannato da tutti, ma impalpabile (colpa dello script); Amy Ryan inutile (per la stessa causa di Galifianakis).


A. Non si può parlare né di metacinema né di metateatro a mio parere.
E. Che il film parli di alcuni meccanismi teatrali e/o cinematografici può anche essere vero, ma non abbastanza da poter parlare di metacinema o metateatro.
P. Più che metacinema o metateatro (comunque presenti) sono più presenti metaKeaton e metAronofsky. MetaKeaton in quanto il film sembra raccontare la storia dell’attore di Pittsburgh (dopo aver partecipato al Batman di Burton, uscendo dal franchise nel 1992, proprio come Riggan fa con Birdman, decide di innalzarsi e recitare in un film prodotto e diretto da sé stesso, come Riggan con lo spettacolo teatrale [è del 2008 The Merry Gentleman per la regia di Michael Keaton]. La metAronofskytudine è data dall’estrema, e quantomeno strana, somiglianza di Birdman con due pellicole del regista newyorkese: The wrestler per la storia del divo decaduto che cerca di rimettersi in piedi facendo qualcosa che da meno soldi e fama, ma più onore; e contestualmente cerca di recuperare il rapporto con la figlia, abbandonata a causa dell’enorme successo non gestito al meglio; Il cigno nero è invece l’ispirazione per il tema della mai netta separazione tra realtà e finzione (quasi una necessaria schizofrenia dell’attore) e la morte sul palco.


5. ha stravinto tutti i premi a cui ha partecipato, ma non alla 71ª edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (dove viene presentato lo scorso agosto) tutto meritato?
A. Probabilmente Michael Keaton avrebbe meritato l’oscar. Per quel che concerne la mostra di Venezia francamente non ricordo più nemmeno tutti i film che erano in gara, quindi non saprei.
E. Non ne so molto di premi, ma sicuramente un gran bel film!
P. Questa pellicola è la perfetta paraculata per vincere premi ovunque: affronta temi importanti, sensibili e di cui “bisogna parlare di più” (il teatro, l’amore [in questo caso nell’opera messa in scena da Riggan], il rapporto padre figlia, la critica della critica e la loro inutilità, la decadenza di un attore che decide di allontanarsi da un franchise, la potenza di questi franchise [soprattutto quelli dei comics di cui i tre protagonisti son figli: Keaton con Batman, Norton con Hulk e la Stone con Spiderman] nel mondo di Hollywood, il potere distruttivo dei social, sfiora anche le droghe e i rapporti omosessuali) tutto ciò senza però prendere una posizione, senza mai essere forte, deciso o chiaro, senza mai colpire nessuno veramente, se non con battutine trite e ritrite e con qualche topos ancor più trito delle battute (forse per questo non è stato tanto gradito a Venezia). Innegabili le qualità tecniche: fotografia del meraviglioso e messicanamente plurioscarato Lubezki; meritato l’Oscar alla regia e tutte le lodi che si leggono/sentono in giro; recitazione elevata per essere on blobbaste; ottimo il montaggio, il pianosequenza è fluidissimo (seppur si notano le piccole incongruenze tra una ripresa e l’altra, sia nella posizione della MDP che nelle luci o in altri quasi impercettibili dettagli).


6. che ruolo ha la musica nella pellicola?
A. Della musica ricordo soltanto i rulli di tamburi, charleston...che non ho compreso bene. la musica durante la quale il protagonista, in libertà, torna in alcuni istanti ad essere Birdman, seppur nella fantasia, poteva starci...anche se non ricordo quale fosse.
E. La musica accompagna e sostiene il film per tutta la sua durata. A mio parere davvero molto azzeccata.
P. La musica è quasi esclusivamente batteria: scelta temeraria (che in Italia ha visto la simpatica coincidenza di essere in sala insieme a Wiplash, che ruberà al protagonista l’Oscar) ma efficace a comunicare e trasmettere le sensazioni dei protagonisti. A volte il batterista (un potente Antonio Sànchez) irrompe anche visivamente, nei luoghi più impensabili, rompendo la quarta parete, senza però dar fastidio: sembra quasi sia lì per caso e noi, sempre per caso, riusciamo a sentire la sua musica.


7. hai visto altro di Inarritu? ritieni Birdman sia parte integrante della filmografia del regista messicano?
A. Non ho visto altro di Inarritu ma senza dubbio Birdman lo consacra come un regista degno di ricevere più attenzione prossimamente.
E. Ehm, non ho visto altro, ma probabilmente dopo Birdman, vedrò di recuperare!
P. Ho visto solo Biutiful, Babel e 21 grammi, e ribadisco quel che ho già detto nel punto 5: tratta temi “importanti” senza mai colpire, con una tecnica davvero, davvero fascinosa.



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