aggiungo con piacere un nuovo post alla "rubrica" : I GUSTI VOSTRI...ho proposto a chiunque di collaborare con me all'edizione di questo cumulo di pensieri, parole opere e omissioni che escono dalla mia testa, con la pubblicazione di altri usciti da altre teste...il secondo a decidere di collaborare è stato Gaetano, Taniddu per gli amici, mio regista, capo di edizione, supervisore nel montaggio dei nostri sproloqui in forma di video, sceneggiatore, nonché amico carissimo e fidato consigliatore/spacciatore di film




Presenti spoiler

Non so scrivere, ne sono cosciente, ma approfitto di Pietro che mi ha dato l'onore/onere di poter pubblicare nel suo blog dal nome infinito, blog dove il genere horror è assente. E quindi rimediamo.
Sono cosciente anche del fatto che leggeranno massimo in due, e uno dei due sarà Pietro, quindi starò tranquillo. Questa recensione è dedicata a te, misteriosa seconda persona.
C'è una cosa in particolare che mi piace nel cinema indie-horror che è l'atmosfera che di solito si crea, quell'atmosfera accompagnata da una fotografia semplice, pochissimi effetti speciali, attori sconosciuti, colonna sonora peculiare.
Le trame poi, non ne parliamo. Anzi sì, della trama di Absentia ne dovremmo parlare:
ad una donna è scomparso il marito da sette anni;
per sette anni la donna, di nome Tricia, appende annunci di scomparsa del marito, Daniel; 
dopo sette anni Tricia, rimasta incinta dal detective che segue l'indagine sul marito, decide di andare avanti con la vita e dichiarare la presunta morte di Daniel (da qui il titolo “Absentia”);
nel frattempo la sorella di Tricia, Callie, è venuta a trovarla;
va beh, in sintesi quello che succede, a parte le tante (troppe) discussioni fra le due sorelle su come affrontare gli ostacoli della vita, è che il marito riappare. Riappare e non capisce un cazzo. Indossa gli stessi vestiti del giorno della sua scomparsa e non ricorda nulla, è malnutrito, disidratato, fisicamente abusato. Completamente rincoglionito. Tricia è sconvolta. Callie meh. Il detective, padre del bambino, è più incazzato che altro, poiché si vede negare la possibilità di creare una famiglia con Tricia.

Ma la parte assurda arriva dopo.
La scomparsa del marito è dovuta al rapimento da parte di un insettoide o ragno (non si capisce bene) gigante, creatura che a quanto pare si nasconde tra le mura di un tunnel vicino casa dei protagonisti e responsabile di decine di scomparse nello stesso quartiere. Non si comprende se appartiene ad una dimensione parallela, ma è l’interpretazione più scontata.
Ora, io ho descritto questa parte di trama come assurda (effettivamente sembra la storia di un film dell’Asylum). Non è un attributo negativo, sono sempre stato un sostenitore delle trovate assurde, certe cose dove le vedi, se non in un film. È stato questo mio personale approccio che mi ha fatto apprezzare pellicole come Wanted (il primo che mi è venuto in mente, eh) e che oggi mi fa apprezzare Absentia. Perché nelle trovate assurde ci sguazzo.
Dicevo, il marito riappare, rincoglionito e tutto il resto. Poco passa, che di nuovo spiderman lo rapisce. E qui basta che la mia capacità di sintesi sta violentando il film.
Il punto è che il signor Flanagan, regista di Oculus (che però non ho apprezzato), su IMDB è riportato come editor. E ci dimostra come si può realizzare un film decente partendo dalle trame più semplici e allo stesso tempo assurde.
Ci dimostra anche che, con il giusto montaggio e il classico vedo/non vedo , si possono improvvisare tecniche e inquadrature atte quasi ad evidenziare (in senso buono, non saprei come spiegarlo) il limitato budget disponibile per, attenzione, raccontare di un ragno gigante che rapisce le persone. Il tutto senza cadere nel ridicolo e senza provocare risate involontarie. Giuro. 
Lo vedo, il signor Flanagan (che con orgoglio firma anche la sceneggiatura), che dice al direttore della fotografia: “Sta scena te la realizzo con 10 dollari”. Il signor Rustin Michael risponde: “Come dici tu, basta che comunque paghi me”. 
Comunque il signor Michael, direttore della fotografia al debutto, lo stipendio se l’è meritato. 

PER CONCLUDERE (senza aver nemmeno iniziato a dir la verità):

  • tra le locandine del film che si trovano su imp awards  (sì, perché del film io mi vado ad analizzare le locandine), una mi è rimasta impressa perché, effettivamente, con il film non c’entra nulla;
  • l’attrice che interpreta  Callie, Katie Parker, è di una bellezza assurda;
  • il film è stato realizzato con 70000 dollari, 25000 dei quali raccolti in crownfunding. E questo me lo fa apprezzare ancora di più. Perché nel film c’è passione;
  • che non so scrivere l’ho già detto.







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