visto al cinema, in una sala piccolissima, in seconda fila, un martedì di fine estate, sperando di trovare fresco, trovando invece delle caldissime e appiccicosissime poltrone di pelle strainvecchiate seppur non così tanto vecchie
come sempre, prima della recensione una breve presentazione di ogni partecipante (nome, età, occupazione, piatto preferito, città)
eRica: 33, donna, faccio cose col computer, patate, Catania
PAola: 30, neodisoccupata, pasta con le patate (rigorosamente quella fatta da mamma), Catania
An: 35, non-binary, plagio il futuro della nazione, pasticcio di lasagne, catania
PIetro: 37, uomo, ingegnerepartimeincercadiscoponellavitafulltime, pizza con kebab, catania
1. riassumi la trama in 140 caratteri
e: una regista queer viene catapultata all’interno dell’universo del suo prossimo film e scopre così i piaceri del sesso
Pa: Carne e fluidi.
A: una giovane regista vuole l’attrice matura di un vecchio horror per un revival, finendo in una spirale di orgasmi e morti metafisiche.
Pi: una regista adolescente e pudìca scopre il sesso e sé stessa in una maniera alquanto violenta e sanguinolenta
2. film incentrato sul sesso e l’adolescenza oppure film universale?
e: il sesso e l’adolescenza sono sicuramente tematiche centrali (il titolo lo dice esplicitamente) ma il film non parla solo di quello e presenta svariati livelli (ricorsivi) di lettura: ci stanno dentro l’amore per il cinema ed il racconto, la ricerca di sé e la voglia (e/o il bisogno) di guardarsi da fuori, la fantasia e l’immaginazione… La natura fortemente autobiografica lo rende tanto particolare quanto universale, nel senso che per quanto particolari possano le vite delle registe (quella vera ed il corrispettivo personaggio) la voglia di raccontarsi fa prevalere quegli aspetti umani che spingono gli spettatori ad immedesimarsi o almeno a provare empatia.
Pa: il film usa il medium del cinema per farci immedesimare nei personaggi o forse finiamo per diventare il vano pellicola/videoregistratore vhs e assorbiamo tutto quello che viene girato, liberato, insanguinato ed espresso nel film. Film universale.
A: più che sul sesso e l’adolescenza in generale, credo che il film sia incentrato sul rapporto che una persona trans ha con la propria sessualità. il non riuscire a provare ciò che per le persone cis è normale e riuscirci soltanto estraniandosi dal proprio corpo, che per questo diventa un ostacolo. vorrei poter ampliare questo discorso, ma ho paura di spoilerare un po’ troppo. detto questo, direi che il film non può essere assolutamente concepito come universale, ma come una finestra semi-aperta nell’esperienza intima di una persona non-cisgender.
Pi: la morte, quella piccola del “serial killer” è la vera protagonista: la pellicola (visto che è girato in 35mm, e si vede, seppur forzatamente in alcuni passaggi, con una grana pesantissima) è una storia di formazione, sessuale e sentimentale, della protagonista-regista (leggendo la vita della vera regista del film sembra proprio autobiografico tutto quanto) grazie ad una mentore che è pure una sua eroina-modello per i suoi trascorsi lavorativi; da questa strana coppia verrà fuori una visione del mondo, un diverso approccio all’amore e al sesso (fastidiosissima la parte in cui la regista spiega le cose alla boomer, ma sembra proprio voluta la cosa), per giungere ad un finale con una morte di gruppo, piccola per alcune, grandi per altre, che è un nuovo inizio che lascia ad un potenziale sequel (si spera mai e per nessun motivo)
3. che ruolo ha la famiglia?
e: è un argomento che non viene toccato se non per una frazione di secondo quando si parla di Little Death e si dà la colpa ai suoi genitori se l’hanno cresciut* in maniera strana, a parte questa frase in tutto il film la famiglia non sembra avere un ruolo nella formazione dell’identità dei personaggi principali.
Pa: i Pe hanno detto tutto quello che c’era da dire. Non c’è spazio per la “famiglia”.
A: assente. nel senso che non viene assolutamente presa in considerazione, se non per parlare dei genitori “psicopatici” dell’assassino.
Pi: totalmente nessuno, assenza totale di famiglia o legami, l’unico presente e mezzo raccontato è costruito, innaturale e quasi fatto perché si deve, tutte le relazioni non sono quel che sembrano, tutti i rapporti celano altro, ma che spesso è molto più banale di quanto si possa sembrare, ma comunque diverso da quel che sembra a primo impatto
4. chi è il vero miasma del titolo?
e: il capitalismo e tutta la gente che vive solo per arricchirsi e acquisire potere, chi crede che l’importante sia apparire e non essere e giudica tutti.
Pa: La gggente che deve per forza intellettualizzare la carne e i fluidi. Ma sì, anche Hollywood.
A: il desiderio in sé. direi che il percorso della protagonista è proprio quello di accettare le proprie pulsazioni e lasciarsi travolgere da esse, anche se percepite disgustose e deplorevoli… forse proprio per quello. poi se vogliamo prendere in considerazione la brutale e sincera critica all’industria cinematografica, allora possiamo apertamente dire che hollywood è il fetido e malsano odore di un corpo in decomposizione.
Pi: il vero, unico e perenne miasma è hollywood, con le sue volontà di sfruttare solo economicamente vecchie storie e vecchie saghe per poterle strizzare ancora un pò, tirando fuori tutto ciò che era rimasto: la grana da film “vecchio”, ora si direbbe VINTAGE, rende tutto più sopportabile, ma l’arrivo della queer assistant inutilissima, nella call ancora più inutile è la perfetta rappresentazione di tutto un sistema che a parole si dichiara interessato, attento e voglioso di dire qualcosa, ma in fondo pensa solo ai soldi (com’è giusto che sia, essendo un’industria, ma almeno che ci sia la sincerità di dirlo apertamente, senza giri di parole o perculate);
5. cast adeguato o cambieresti qualcuno?
e: purtroppo la mia venerazione per Gillian Anderson rende il mio giudizio molto di parte: per me meglio di lei nessuna. Tanta tantissima invidia per Hannah Einbinder che ha vissuto in questo film metafilmico uno dei miei sogni nel cassetto, nonostante l’invidia però la ringrazio per essermi potuta immedesimare parzialmente in lei. Ho trovato Amanda Fix perfetta (contrariamente a P mi è sembrata molto calzante come versione giovane di Gillian, se la conoscessi adesso e non avessi mai visto una sua versione giovane). Tutte le altre e gli altri avevano ruoli di contorno, ma adeguati anch’essi. Non mi dispiacerebbe rivederlo in lingua originale (anche più volte…).
Pa: Gillian ha un peso importante (mi sto costringendo a non fare battute), perfetta e perfettamente allineata con Hannah Einbinder che è stata un gioiellino in tutto ciò di suo che ho visto fino ad ora. Tocca rivederlo di nuovo ma in lingua originale per ear-gasmare grazie alla meravigliosa voce della Anderson.
A: io direi che il cast è stato azzeccato al 100%. sia hannah che gillian sono state perfette nei rispettivi ruoli. l’unica pecca è stato vederlo in italiano, perché sono convinto che in lingua originale avrebbe reso molto di più. specialmente gillian.
Pi: tutti perfetti, Gillian meravigliosa diva del passato ormai dimenticata come la Norma Desmond del viale del tramonto, citato più volte nei primi 20 minuti del film; Hanna Einbinder perfetta fintatonta che si trasforma in centro del piacere di tutto il film, e anche degli occhi dello spettatore; Amanda Fix perfetta ragazzina, molto più simile alla regista che non all’attrice; Patrick Fischler ottimo, come sempre, in qualsiasi ruolo; tutti gli altri abbastanza inutili e abbastanza poco sullo schermo per interessare a qualcuno
6. hai apprezzato il metafilm nel film che parla di metacinema?
e: a me questo genere di opere purtroppo o per fortuna mi fanno andare fuori di testa: mi piace crogiolarmi in questi loop infiniti di rimandi, giochi e incastri, li vedo come una specie di spettacolo di magia dove il mago prima ti stupisce con la magia e poi ti guida alla scoperta del trucco e tu resti prima imbambolato dal fascino della magia inspiegabile e poi affascinato da come il trucco ti viene spiegato o dal piacere della scoperta di come funziona… non lo so, forse ho solo un debole per il confine tra realtà e finzione perché ci sono rimasta da adolescente leggendo Uno, nessuno e centomila… Anche il fatto che il film contenga infiniti tratti autobiografici per me è estremamente divertente, perché da un lato c’è il piacere di conoscere una persona che si racconta, dall’altro bisogna fare uno sforzo per capire cosa c’è di “vero” e cosa è romanzato/enfatizzato/metaforizzato per il film. Mi è piaciuto!
Pa: Forse a little cheeky at times, non mi viene in italiano scusate, ma diciamo che va da sé con il concetto stesso di metanarrazione. Detto ciò non l’ho trovato troppo forzato e concordo con P sugli sfondi dipinti.
A: uhm. la risposta quì diventa complessa. partendo dal presupposto che avevo recentemente visto i saw the tv glow (it: ho visto la tv brillare) della stessa regista, il mio giudizio rimane positivo ma imbrattato qua e là da varie sensazioni di déjà vu e ripetitività.
Pi: tutte le opere meta-qualcosa sono di solito opere prime o opere di chi reputa il proprio lavoro molto importante, e quindi mette la narrazione di sé al centro del proprio lavoro: che per un pò ci può anche stare, e può essere pure interessante, ma dopo poco, davvero poco, diventa ridondante e fastidioso: chiunque ormai sa la difficoltà di un regista di essere sé stesso, di una produzione di trovare i soldi per produrre-girare-distribuire un film etc etc etc, inutile raccontarlo di nuovo, fare vedere di nuovo le magagne e le idiosincrasie interne di un sistema che ormai fagocita tutto, anche sé stesso; chissà se la soffiata via di polvere sul lettore DVD è una citazione dello stesso gesto sulla cassa nel film di cettolaqualunque; tre note a latere: 1 merendine e dolcini spero siano almeno tra gli sponsor del film, vista la quantità e presenza in scena potrebbero essere dichiarati almeno attori non protagonisti - 2 l’ambientazione del film nel film è 80’s, ma la tizia sé stessa regista che inquadra sé stessa protagonista ha una camera che non ha nulla a che vedere con l’ambientazione, né col periodo in cui si dichiara esser girato il film (circa il 1991 essendo 31 anni prima l’oggi del film, che coincide con l’oggi-oggi, se leggerai questa recensione entro il 31/12) - 3 bellissimi gli sfondi dipinti, peccato che non si sia usato un pò in più
un trailer
la colonna sonora
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