Rentaru Kazoku (2025) di Hikari

visto a caso, solo per Brendan, all'arena, al fresco...concluso con un piantone devastantone, ma anche liberatorio
recensione di rental family, nelle vite degli altri di onironautaidiosincratico.blogspot.it


come sempre, prima della recensione una breve presentazione di ogni partecipante (nome, età, occupazione, piatto preferito, città)



eRica: 33, donna, faccio cose col computer, patate, catania

PAola: 30, neodisoccupata, pasta con le patate (rigorosamente quella fatta da mamma), Catania

PIetro: 37, uomo, ingegnerepartimeincercadiscoponellavitafulltime, pizza con kebab, catania






1. riassumi la trama in 140 caratteri

e: un attore americano in Giappone trova uno strano lavoro che gli permetterà di scoprire quanto sia sottile il confine tra recita e realtà.

PA: Giappone, patria della costipazione emotiva, un attore americano di mezza età riesce a interpretare il ruolo più importante della sua vita.

PI: se paghi puoi avere tutto, ma anche una famiglia?




2. film incentrato sui sentimenti dei giapponesi mattacchioni oppure film universale?

e: comincio a credere che i giapponesi non riescano mai a parlare di una cosa qualsiasi senza tirare fuori una lezione sul senso della vita… dunque voto per film universale. Nonostante l’ambientazione e le situazioni particolari, il film spazia tra relazioni umane e sentimenti diversi: sfido chiunque a non sentirsi coinvolto e smosso dentro almeno per 5 minuti durante la visione.

PA: Film universale, i sentimenti sono universali e muovono il mondo, belli o brutti che siano.

PI: il film è ovviamente universale: difficilmente un artista fa qualcosa che è solo una rappresentazione di una specificissima situazione o di una sola, seppur strana, storia; qui i sentimenti diventano solo un tramite per parlare di tutto e di tutti, per entrare nei cuori degli spettatori e disintegrarli dall’interno, non con un’esplosione ma con una lenta, delicata e piacevolissima corrosione tramite piccoli gesti, tramite minuscole situazioni, che però sono quelle che viviamo tutti, che ci rendono umani.




3. che ruolo ha la famiglia?

e: [mi perdonerete se la mia risposta sembra una riformulazione della risposta di PA] le relazioni con la famiglia che ci capita spesso sono conflittuali e complicate e non ci permettono di vivere come vorremmo, il film esplora un altro tipo di famiglia, “in affitto” o “scelta” che dir si voglia, che per quanto possa includere relazioni temporanee o “fittizie” può rappresentare una valvola di sfogo, un supporto concreto e un contatto profondo e sincero con se stessi e gli altri.

PA: Come disse un vecchio saggio ing. dott., “nella vita la famiglia è quella che scegli di avere intorno, e non tanto quella che ti capita ” ed è vero anche qui, le rental family, servono anche per potersi permettere di trovare e poter vivere con la propria famiglia.

PI: la famiglia è la vera assente da questo film, tutto quello che viene fatto dai personaggi serve a sostituire o a emulare la famiglia; il “problema” è quando quella emulazione diventa più vera della realtà, e allora i sentimenti diventano veri, e a quel punto pure i rapporti diventano veri, e allora poi come funziona? vale come famiglia, vale come legame, o è solo un rapporto di lavoro?




4. di cosa è il vero affitto del titolo?

e: l’affitto è dell’attenzione e dell’ascolto… Tramite l’interpretazione di un personaggio l’attore si mette nelle condizioni di stabilire un contatto profondo con chi lo assume (o per il destinatario del servizio) eliminando la frizione che ci sarebbe senza tale passaggio, in altre parole è come se l’attore mettesse da parte se stesso per dedicarsi integralmente all’altra persona.

PA: Considerando che è un servizio che esiste nella realtà forse banalizzerò ma ciò che le persone vogliono è semplice. Ci si vuole sentire connessi a chi scegliamo di avere intorno. Si vuole essere utili. Essere presenti, offrirsi.

PI: il vero problema è che oggi, coi soldi, è possibile fare davvero tutto, pure affittare una famiglia: spesso per scappare dalla realtà, per non deludere qualcuno, per aiutare qualcuno, o per qualsiasi altro motivo; ma queste possono essere davvero considerate vere famiglie, lo sono perché le abbiamo scelte, lo sono perché non c’è alternativa, e soprattutto perché non c’è alternativa?




5. cast adeguato o cambieresti qualcuno?

e: tutti veramente perfetti. Non trovo nessuno che non sia stato in grado di comunicare esattamente le intenzioni e le emozioni del personaggio, dal protagonista alla bambina alla comparsa che si vede in mezza scena, tutti veramente bravi e coerenti. Di solito trovo sempre qualche personaggio, magari minore, che mi fa dire qualcosa, ma qui tutti, veramente tutti, si incastrano magistralmente.

PA: Rifarei i casting call solo per riprendere tutti di nuovo. Brendan io ti amo e ti capivo dalla mummia, anche se all’epoca ti confondevo con Christien Anholt in Relic Hunter. Shannon Gorman adorabilmente pazzesca, le persone che possono recitare anche solo con gli occhi >>>. Supporting cast tutto adeguato, dalla struggente interpretazione di Gan Furukawa, alla fresca e sincera Mari Yamamoto, per me riferimento emotivo fondamentale. Mi sono rivista e ho apprezzato molto la sua interpretazione della solitudine. Avevo già visto lei e Takehiro Hira in Monarch: Legacy of monsters (dove in un certo senso fa lo stesso ruolo) e niente da dire. Chapeau.


PI: tutti perfetti, nessuno escluso, ognuno è un tassello di un puzzle di sentimenti e sguardi che non si può fare se non con questi pezzi: dal protagonista ai vari “familiari”, passando per la prostitutamica e finendo coi colleghi di lavoro: ognuno fa quel che deve, nel momento in cui deve, senza andare sopra le righe per un solo secondo.




6. che ne pensi dell’evoluzione della carriera di Brendan Fraser?

e: sinceramente non sono molto informata sulla sua carriera, forse perché non ho seguito tanti dei suoi film dell’inizio. Quello che posso dire è che in questo film ha dimostrato sicuramente di essere un attore davvero fenomenale, capace di spaziare tra scene comiche, drammatiche, serie etc rimanendo sempre estremamente credibile e comunicativo. Bravo. Spero di rivederlo in filmoni come questo.

PA: Penso che meritava molto di più ma penso anche che il fatto che sia tornato in auge in questo momento storico* dove l’umanità (in qualsiasi ambito) viene bistrattata, non è poi così tanto un caso. Un po’ come Batman: “when the world needed him most, he returned”. *Mi sono trattenuta un sacco per non citare l’Odisseo-Rambolesco di Nolan.

PI: era un grande attore, e si vedeva già dalle prime mummiose esperienze, passando per balenosi capolavori, il fatto che sia stato recuperato e rivalutato, facendo comunque film “piccoli” è solo una cosa meravigliosa.




qui il trailer



e qui la colonna sonora

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