oggi niente film, né belli né brutti, e neanche serie tv, oggi un po' di CAZZIMIEI, alla fine è un blog, è il mio blog e ci faccio ciò che mi pare; oggi faccio il cantastorie, o forse sarebbe meglio dire il cacastorie, perché la butterò qui come viene, senza bozze o sistemazioni, come viene viene CDC:









Un giorno non meglio precisato del passato, un uomo decise di uccidere un animale, un maiale, per l'esattezza un Sus scrofa domesticus, prenderne il tessuto adiposo e farlo sciogliere, riscaldare il composto ottenuto fino a portarlo a bollore per poi tuffarci dentro dei dischetti sottili di un composto di farina, sale, zucchero, cacao, aceto, burro e vino rosso liquoroso, arrotolato intorno a dei cilindri metallici, fino a fare diventare questi dischi arrotolati dei cilindri cavi di pasta dura ma friabile. A questo punto, l'innominato uomo, al quale dedicherò il resto della mia vita pur non conoscendone il nome, riempì la suddetta "scorcia" (termine siciliano dialettale per indicare la buccia) con una mescolanza di ricotta fresca di latte vaccino, zucchero e aromi vari (cannella, acqua di fiori d'arancio). Questa  è la storia, appena riesumata/inventata, della nascita di un CANNOLO ALLA RICOTTA.



Ora voi direte che non ve ne fotte una ceppa, e son d'accordo con voi, oppure mi direte che l'avevate capito a metà (vista la foto) e non sono completamente d'accordo perché fino a qualche ora fa neanche io sapevo che ci vuole l'aceto e il sale nell'impasto della scorcia.



Ma non era questa la storia che volevo raccontarvi. Da un mesetto circa faccio gli extra nella cucina di un albergo della zona: l'albergo è in una turisticissima località vicino casa (son 49,6km, ed è un 4 stelle superior (una specie di 4 stelle e mezzo). Un lato positivo c'è, e non è il quantitativo di lavoro, né l'assenza di rispetto da parte dei colleghi più grandi e con maggiore esperienza, né l'onestà del lavoro) ma il poter entrare in contatto con una quantità industriale di cibo, di ogni tipo: dai litri di yogurt alle tonnellate di frutta e verdura, dai quintali di marmellata agli ettolitri di vino e aceti, passando per creme, impasti, preparati, carne, pesce, formaggi, salumi...tutto a mia completa disposizione. In più c'è la possibilità di mangiare divinamente bene (e la cosa non è da disdegnare), ma la cosa più bella è poter fare da beta-tester alle ricette dello Chef: dalla crema pasticcera, alle crostate fino ad arrivare al protagonista del nostro racconto: il cannolo (si, prima di essere chef era pasticcere). Dopo questo tutt'altro che breve introduzione...



In una calda sera d'agosto il nostro protagonista mirava spesso a quell'orologio di plastica, mirando al raggiungimento dell'orario per poter tornare a casa. Si sentiva un pò un bambino americano dei film, di quelli che guardano la lancetta e la spingono con gli occhi sapendo che giunta alle 3 darà il via ad un circiuto elettrico che farà suonare una campanella che sarà il segno inequivocabile della propria libertà. Il lavoro era tanto, 19 fottuti giapponesi erano appena arrivati ed erano affamati, e 30 ancor più fottuti tedeschi dovevano partire il mattino dopo, e quindi bisognava preparar loro i sacchettini per il pranzo. In mezzo a quell'inferno di vapori, profumi, sapori e colori, lo Chef venne fuori con un vassoio di cannoli, circa una trentina, tutti ordinati, perfettamente spolverati di un miscuglio secco di zucchero e cannella, ingranellati di pistacchio alle estremità. Ovviamente ne offerse uno, dicendo che quelli erano i miglior cannoli che chiunque potesse assaggiare mai. Il nostro sorrise, annuì e pensò: "Seeee vabbè....come no...."; e il discorso finì lì. La cena, seppur consumata frugalmente e in orario da inglese naturalizzato nel corno d'Africa, era stata abbondante, la fame mancava e tardava ad arrivare. Dopo aver messo sul pass diciannove risotti, aver pulito tre pentole, quattro mestoli e due pirofile in ceramica, la fame si affacciò, violentemente, alle porte, quasi cadendo e facendo cadere. Il nostro si avvicina al frigo, (alto e largo il doppio di quello di casa) apre, allunga la mano dentro (il sudore si fa sentire al freddo, la pelle d'oca arriva, solo sul braccio dentro, ma arriva) e prende un cannolo, scrutandolo e guardandolo per bene, cercando di cogliere il segreto di tal decantata bontà. Non trovandolo decide di iniziare a saggiare tale leccornìa, per verificare di persona le parole di Chef: non appena la ricotta entra in contatto con le papille gustative qualcosa accade: il mondo si ferma, l'odore nauseante dei gamberoni arrosto sparisce, insieme al vapore, al caldo, alla stanchezza, ai dolori, a tutti quelli che hanno trasformato quella giornata in una giornata di merda. La purezza candida e cremosa della ricotta contrastata dalla morosa durezza della scorcia, insieme alla varietà di odori e profumi tutti riconoscibilissimi ma nessuno sovrastante, la perfetta unione di tutti gli elementi, crea una sorta di varco spazio-dimensionale: un posto dove tutto va bene, dove non ci sono problemi, dove il mondo è perfetto e tutti se volemo bene. In questo mondo il nostro fa l'amore con la ricotta, e ogni tanto il tutto diventa un threesome insieme alle goccioline di cioccolato che di tanto in tanto cadono sul palato e schizzano tra i denti, macchiandoli. Niente può intaccare la perfezione del momento, i problemi spariscono dentro il ripieno, le preoccupazioni diventano una sottile sfoglia, e il tutto viene frantumato dalle bramose fauci del nostro, che però placa la sua ira per far sì che la goduria duri più a lungo possibile (cosa che per altro si fa in altre occasioni...). Ad un amico lontano, che però conosce la mano di chi ha creato cotanta bontà, comunica volgarmente che quella è la seconda cosa più buona che abbia mai messo "piede" nella sua bocca (la prima è QUELLA, esatto, proprio quella). Niente può rovinare quel momento, neanche la fine dello stesso, che arriva serena, tranquilla, con la bocca piena di tutto insieme, in un turbinio di pralinatura al pistacchio. Tutto finito, eppure tutto ancora così vivo, con quei pezzetti che vagano ancora tra dente e dente, che si nascondono per evitare di essere digeriti, che improvvisamente esplodono sulla lingua, rinnovando il ricordo di un appena trascorso momento felice.

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8 commenti :

  1. tutto sto bordello per un cannollo.. manco fosse PANCETTA

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    1. Pancettaaaaaaaaaaaaaawwwnnn

      Comunque la prossima volta proviamo i cannoli ricotta e bacon: un piatto perfetto per la casa delle malattie trasmissibili...

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  2. Se non me lo porti quando torni non ti parlo più per 122 anni.
    Io non mangio dolci, solo uno.
    Il cannolo.
    E l'invidia che m'è salita non la provai nemmeno alla vista del primo uccello nero.
    Hai avuto un'epifania alla Ego di Ratatouille, vaffanculo
    Voglio epifanizzarmi anche io

    (complimenti per il racconto)

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    1. onorato... ^_^ come torno con Taniddu/EthanP ci organizziamo e lo portiamo

      ma vorrei approfondire l'invidia per l'uccello nero, muhaahuahuahuahuahu

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  3. CANNOLO. RICOTTA. ORA.
    (Ma prima, arancino al pistacchio!)

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  4. No no...cannolo-arancino-cannolo...la ricotta va bene sia come antipasto salato che come dessert...ci organizziamo comunque ;)

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