Ringrazio la Luckyred per la riedizione alla festa del cinema e per il ridoppiaggio, e ringrazio pure il cinema Musmeci per averlo programmato ed avermi permesso di vederlo al cinema.






Il film è una delle meraviglie che ha fatto conoscere il Maestro nell'occidente, nel '97: questo infatti è il primo film che riceve un'attenzione e una distribuzione degna di questo nome non solo in Giappone ma anche negli Usa e in europa. 
La trama non ha alcuna trovata innovativa o geniale: un giovane principe Emishi (Ashitaka) difende il suo villaggio e per farlo deve uccidere un dio oscuro, dal quale erediterà una maledizione, per eliminare la quale dovrà trovare la fonte del male che l'ha causata; durante il suo viaggio alla ricerca della verità incontrerà vari personaggi, più o meno utili a lui e che lo sfrutteranno e permetteranno al pubblico di conoscere Ashitaka più approfonditamente (è lui quello di cui sappiamo di più, anche se gli altri comunque non sono caratterizzati con l'accetta, anzi). La prima stesura della sceneggiatura è degli anni '70 (la cosa si vede e si sente, ma non dà affatto fastidio) ma l'uscita, nel 1991, de "La Bella e la Bestia" fece desistere il maestro dal portare questo plot, di cui aveva negli anni realizzato qualche storyboard, all'attenzione dello Studio Ghibli; cosa che farà, per fortuna di tutto il pubblico mondiale, qualche anno dopo. Nel titolo troviamo la Principessa, ma il vero protagonista della storia è Ashitaka, puro di cuore fino alla nausea, che va incontro a tutte le  conseguenze pur di difendere la sua cittadina, e non ha paura di niente e nessuno. Ed è proprio grazie alla fusione della sua purezza d'animo e all'assenza di paura che riuscirà a portare a compimento il suo obiettivo, seppur dovendo scendere a qualche compromesso (come succede nella vita reale).
La pellicola non è per bambini (abbondantemente presenti in sala insieme a me): la violenza è abbondante, e non è solo nelle parole (a dir la verità poca) o nei gesti dei personaggi, quanto in alcune scelte visive e soprattutto, fondamentale e spesso non considerata, nella sonorità della pellicola (alcuni passaggi sono davvero da infarto: caricano in maniera violenta, e utilissima alla storia, il pubblico in sala, trasmettendo ansia, rabbia e paura in un climax di emozioni).
Il film non è da giappominkia: mancano le figure tradizionali giapponesi (samurai, shogun, geishe, ninja, sensei e imperatori) e tutte le varie menate che solitamente accompagnano qualsiasi pellicola nipponica: abbiamo solo lo scontro tra uomo e natura, con tutto risolto dal rispetto e dall'amore verso l'altro di Ashitaka, sordo e cieco ad ogni egoismo, narcisismo o umanismo. Il ragazzo alla fine viene friendzonato alla grande: lei è bestia, lui umano, non potranno vivere insieme, ma solo condividere la vita (molti degli amici con cui ho visto il film hanno criticato la scelta del direttore di doppiaggio/traduttore di utilizzare questo termine, che, a mio avviso, invece è preciso e corretto per denotare lo stato che si verificherà alla fine della pellicola: i due vivranno, ognuno la propria strada, insieme).
La pellicola è molto allegorica: la storia ci viene raccontata tramite altro, vediamo si la vicenda di questo principe contro un Dio malvagio in un non preciso periodo della storia giapponese tradizionale (gli archibugi arrivano in Giappone solo nel 1500), ma il messaggio sotto le righe è quello di un profondo rispetto verso la vita (poco importa se animale, vegetale o umana) e di una possibilità di condivisione e convivenza che ha molto delle teorie hippy degli anni '60/'70 (non a caso è proprio in questo periodo che avviene la prima stesura della sceneggiatura). Anche il viaggio non è propriamente fisico ma più allegorico: Ashitaka non si sposta per conoscere qualcosa di nuovo e poi ritornare a casa dove potrà farne tesoro, il suo viaggio è più spirituale ed emotivo, lui cresce, migliora e impara a conoscere meglio il mondo e ad esserne un buon cittadino, il viaggio come spostamento fisico qui equivale ad una maturazione morale del protagonista e ad una presa di consapevolezza maggiore sul mondo e su ciò che lo regola. Piccola nota: tutte le ambientazioni son luoghi difficilmente accessibili a chiunque (il bosco, la fucina, la casa della principessa dei lupi) dove Ashitaka può entrare grazie alla sua educazione, alla sua fermezza nel ricercare il proprio obiettivo e al suo rispetto verso l'altro, indistintamente dal ruolo o dalla posizione. Eboshi è il personaggio forse meglio caratterizzato, o comunque quello che ha un'evoluzione maggiore, più che come personaggio in sé, come il pubblico la vede e la percespisce: inizialmente è un personaggio negativo, ma alla fine ci si rende conto che lei porta avanti i gruppi più emarginati della società (donne e lebbrosi in cima). I personaggi richiamano altri personaggi dello studio Ghibli (alcuni somigliano ad altri già visti nelle opere di hayao), ma la cosa non infastidisce, anzi, coccola un pò quei fan, quella fetta del pubblico che già conosce e ama il maestro di Tokyo.
Tecnicamente nulla si può dire, se non "PERFETTO!". I movimenti di macchina sono perfetti, utili e riescono a trasmettere perfettamente quel che devono. La profondità dei disegni è da paura, ogni singolo personaggio è disegnato perfettamente, (Miyazaki ha controllato tutti i 144000 fotogrammi che compongono il film di persona, per constatarne la correttezza); il film è stato realizzato interamente con la tecnica tradizionale, ed è una goduria per gli occhi, utilizzando il PC e qualche "aiuto" solo nella fase finale per velocizzare la produzione e permettere una distribuzione nei tempi stabiliti visti i tre anni di lavorazione (si può considerare questa la prima pellicola in tecnica mista del maestro). La regia è invisibile, non tanto per l'aspetto prettamente tecnico, ma per il modo nel quale la storia viene raccontata: il regista non patteggia per nessuno, non lascia trapelare il suo pensiero o la sua simpatia verso alcuno dei protagonisti: semplicemente lascia che la storia racconti la Storia. La visionarietà del film è impressionante (alla faccia di Avatar, considerato da molti, forse troppi, un capolavoro di visionarietà, uscito 12 anni dopo, ma che da questa pellicola ha solo da imparare), alcuni personaggi sono memorabili: dai cani-lupo, ai cinghiali che corrono, passando per il Dio malvagio ad inizio film o la leggerezza del Diobestia che cammina sull'acqua (un interessante richiamo ad altre divinità passeggianti?). Su tutti vincono i kodama, spiriti degli alberi a cui i giapponesi chiedevano perdono per gli alberi tagliati; questi personaggi di contorno sono molto più pucciosi delle comparse di tanti cartoon degli ultimi tempi (minions in testa), e inoltre sono utili alla storia e alla sua narrazione, al contrario dei colleghi oltreoceano. Altra cosa interessante è la totale mancanza di antropomorfizzazione degli animali che, al contrario delle pellicole Disney, rimangono tali soprattutto quando "parlano" (sembra infatti che gli animali abbiano una qualche connessione con gli umani, senza necessitare però di alcun tsaheylu o altre invenzioni artificiose e artificiali). 
Le perfette musiche di Joe Hisaishi (alcuni passaggi ricordano, seppur vagamente, i lavori di Shore per Lotr) riempiono i minuscoli spazi vuoti lasciati dalle immagini, per toccare più in profondità lo spettatore; stessa cosa dicasi per l'intero comparto audio: gli effetti e alcuni battiti cardiaci nei momenti giusti enfatizzano senza distrarre, portando lo spettatore al centro dell'evento che si vede sullo schermo, isolandolo dalla sala, dal vicino di posto e dal mondo intero.
Piccola domanda ai distributori italiani, a parte quella sul primo doppiaggio di cui si vergognerebbe anche la merda del cane abbandonato da un doppiatore di bassa lega: perché lasciare Mononoke nel titolo, facendolo sembrare un nome proprio? Perché non tradurre anche quello e far diventare il titolo un "la principessa spettro" che di certo non avrebbe infastidito nessuno, e non avrebbe inficiato la corretta comprensione del film anche dal titolo. Altra domanda: ma perché Diobestia e non Shishigami? risulta un pò blasfemo, a volte, seppur per me totalmente divertente sentire i bambini urlare: "GUARDAAAAAA IL DIOBBESTIAAA!!!!"
Bene e male si mescolano, annullando una dicotomia bene-male, che è alla base di molti cartoon occidentali, di certo più facili e "digeribili" di questo (da notare che il Diobestia da violentemente la vita ad ogni suo passo, ma la leva anche dopo il suo passaggio) in riferimento non solo ai bambini: questa infatti è una favola per adulti, una meravigliosa esperienza visiva che racconta un fantastico (con entrambi i suoi significati) intreccio di storia e personaggi.



Meravigliosa scelta dell'Arena Giardino di lanciare le lanterne durante la fine del film Foto del lancio delle lanterne di ARENA GIARDINO Riposto Cinema&Fantastico.




Oltre al trailer qui sotto metto pure il making of da vedere assolutamente







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2 commenti :

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