venerdì di dicembre, tra natale e capodanno, fuori c'è troppo freddo per stare in giro, nessuno degli amici ha casa libera, bisogna scegliere tra marypoppins in cucina coi parenti o rintanarsi nella propria stanza con poltrona, cuffie wireless e netflix (che, con sempre meno frequenza, dona anche ai propri abbonati film decenti, per non dire belli)
recensione di christine la macchina infernale di John Carpenter di onironautaidiosincratico

La storia è quella di un vero nerd: sfigato e trattato male da tutti (tranne dall'amico e un pò dalla fidanzata), ma non trattato male come si vede oggi nei filmetti per millennials: trattato una merda, pestato, gli sfasciano pure la macchina, e in malo modo. L'unica che capisce tutto è la più fiqua e intelligente della scuola, ma nessuno se l'incula perché è femmina (seppur, come sempre in Carpenter, la ragazza avrà un ruolo chiave); e solo dopo che l'amico capirà, ci sarà la soluzione "buona" col finale "Dio quanto odio il rock'n roll!". Questo film racconta gli anni '50 come mai nessuno aveva ancora fatto, soprattutto nel cinema americano: la nascita del male assoluto, le fondamenta per un periodo (quello reaganiano/tatcheriano) che il regista critica aspramente e senza mezzi termini, senza far sconti a nessuno (scuola, famiglia, compagni, datori di lavoro).
Il folle rivenditore del fratello (si scoprirà dopo suicida dentro la cara Christine) è lo stesso di Mamma ho perso l'aereo, sarebbe da cercare la sua filmografia e scoprire cos'altro ha fatto; c'è anche un Harry Dean Stanton come investigatore, un meraviglioso Travis Henderson in versione poliziottesca; il resto del cast è abbastanza sconosciuto, e non farà molto altro, a parte Alexandra Paul che avrà, 7 anni dopo questo film, un contatto col cinema italiano di Carlo Vanzina, con Miliardi, storia di una famiglia di miliardari che si scanna per un'eredità: particolare e sempre innovativo il buon Vanzinazionale . Per quanto riguarda invece Christine, una Plymouth Fury del 1957 con motore v800 318 dual quad a 2 carburatori Carter quadricorpo separati, nel film viene interpretata da 23 esemplari tra Fury, Belvedere e Savoy (questi ultimi molto meno rari e preziosi) forniti direttamente dalla Plymouth.
Le scene memorabili si sprecano: dalla macchina in fiamme nel deserto che insegue il "povero" Buddy Repperton; fino alla la morte di Moochie Welch, con delle carrellate-soggettive che sono da storia del cinema nel loro (oltretutto) non mostrare nulla. Lo scontro finale tra Christine e CAT(erine) è leoniano: inquadrature "lente" e spesso sugli occhi dei due contendenti, un continuo campo-controcampo dei duellanti, fino allo scontro, l'attesa per vedere chi e come si rialza e poi di nuovo, per un totale di circa venti minuti di scontro, tutto con la tensione crescente, ma senza follie psichedelico-epilettiche (tipiche del cinema action odierno).
La colonna sonora, come sempre curata dal buon John, è rock e "cattiva" al punto giusto, con la stessa Christine che usa delle canzoni per deridere e "preparare" le proprie vittime a quel che sta per succedergli (con un crescendo di intensità e volume man mano che aumenta i propri poteri).
Inutile fare, come tanti, troppi fanno, un confronto tra il film e il libro: i diritti cinematografici son stati acquistati in contemporanea con l'uscita in libreria, e molte scene (come quella iniziale), non sono per niente presenti nel libro; in più la sceneggiatura è dello sconosciuto Bill Philips mentre il buon zio Stephen è rimasto fuori dalla produzione e dalla scrittura del film. Comunque con una produzione di otto milioni di dollari e avendone incassati 20 solo in america nel primo anno, si può considerare un successo sia per lo scrittore, che difficilmente, se non con altri maestri come Kubrick o Cronemberg, avrà questi esiti; e sia per il regista che veniva dal flop de La cosa dell'anno precedente.
Un film horror che merita almeno una visione, soprattutto rispetto alla robaccia che si vede ultimamente, soprattutto americana



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