consigliato da un amico torinese, col quale solitamente condividiamo i gusti di quasi tutto, quindi mi son fidato...
recensione lo sciacallo onironautaidiosincratico.blogspot.it
Un tipico self-made-man americano che va alla conquista di uno degli imperi dell'infotainment (termine odioso, ma che rende l'idea), in america è una delle lobby più potenti, dopo quella delle armi, chiaramente. La trama è sempliceLou Bloom scopre quanto laggente che fa i telegiornali sia disposta a pagare roba sempre più "reale" da vendere ad altra laggente sadica che vuole vedere il sangue altrui sparso, meglio se di mezzo ci siano mexicani o comunque stranieri, così da poter rafforzare i propri pregiudizi (non che la cosa possa vagamente ricordare i pessimi programmi di DelDebbio sul 4 illegal canale di italica televisione). 
Gyllenhaal inquietante, da solo quanto con gli altri, forse di più con gli altri perché si notano i difetti del suo assurdo modo di rapportarsi con chiunque attraverso frasi da tumblr o da wikihow; il suo personaggio ha studiato sul uebbe e si vede (tutto è lecito, e purtroppo anche reale) e l'edonismo dato dal raggiungimento del suo "obiettivo" è anteposto a chiunque e a qualsiasi cosa, come le parole a caso, i termini sensazionalistici per qualsiasi evento succeda o dica di dover fare; perché cazzo si compra una charger srt hellcat da 700 cavalli!??!; perché cazzo riprende quando potrebbe essere utile (questo è essere persone di merda, non professionali o professionisti, ma c'è chi riesce a superare il concetto di essere una persona di merda); i capelli ricordano molto Anton Chigurh, meno violento ma più sociopatico. Rene Russo bellissima e stronzissima (che alla fine sembrerebbe che fosse più responsabile/burattinaia e invece è solo una pedina); Riza Ahmed sconvolto ma bisognoso, e il bisogno lo spinge a tutto, seppur il non sapersi vendere iniziale lo porterà alla condizione finale in maniera violentemente obbligata. 
L.A. fiquissima, spettrale nella sua vita notturna vuota fatta di ambulanze, sirene e lampeggianti; seppur nessuno, scendendo dall'auto, la chiuda, nonostante sia una delle metropoli più grande al mondo, ci saranno pocherrimi furti d'auto/criminalità in genere contro la proprietà.
Le inquadrature sono quasi da documentario: azione, intervista/dialogo, azione, intervista/dialogo e così via; sembra di vedere uno di quei programmi-verità tanto insultati da questa pellicola. Spettacolari (seppur molto semplici) le scene in auto (con tutti i mezzi). 
Il film fa vedere le discrepanze di una società che inneggia al "farsi da soli" e insieme quanto questo porti ad avere ignoranti e prepotenti nelle posizioni di potere, e che la tv americana, come tutta la tv, è merda alla fine.

p.s. dopo aver scritto la recensione ho scoperto che nel 1972 il caro Marco Bellocchio ha raccontato una storia abbastanza simile, seppur centrandola più sulla politica e sulla deontologia del giornalista; con una forte e violenta critica alla politica dell'epoca (con effetti devastanti nelle recensioni dei giornali, sia di destra che di sinistra [non sembra sia cambiato molto]); comunque per chi volesse, qui, finché non lo buttano giù, il film completo di Bellocchio con Gian Maria Volontè (che una volta ho sentito definire, da una persona dichiaratasi cinefila di quelle bbbrave, uno dei migliori attori francesi del '900, che il dio del cinema possa non avere pietà di codesto essere immondo), Laura betti, John Steiner...comunque questa pellicola rimane un esempio di quando il cinema italiano sapeva far male, e non era mero intrattenimento alla simpson con la pallonata nell'inguine


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