undicesima puntata, 84 giorni (16 giorni in realtà dall'ultima volta), -49 giorni al ritorno...
memorie di un elefante rosa - episodio undici
Per la prima volta ho sentito il tempo scorrere velocemente, questa settimana sembra essere volata, chissà perché. Sono successe un paio di cose importanti questa settimana... Prima di tutto sono riuscita a fare tutti i compiti per casa in anticipo, con grande soddisfazione. Un altro grande traguardo è stato il mio primo esame (anche se ancora parziale) di inglese scritto, non so ancora l'esito, ma in fondo il vero traguardo è stato farlo senza troppo panico. E poi, martedì, l'evento più importante della settimana: il mio nuovo tatuaggio...un tatuaggio desiderato a lungo negli anni, che nei miei pensieri ha cambiato forma e posizione mille volte, ma che adesso è finalmente stampato sul mio braccio. Potrebbe sembrare stupido dare tanta importanza ad un tatuaggio, ma mi rende orgogliosa, mi fa sentire più forte, mi ricorda che la vita è difficile, una lunga e dura lotta, ma che proprio per questo si deve continuare a combattere sempre, per noi stessi e ancora di più per le persone che amiamo.
another day, same shit (come diceva il saggio miricano): altra settimana scorsa, pare più velocemente delle altre, causa revisioni, lezioni, concerti in posti strafiqui della tua città che manco sai che esistano, concerti meravigliosi con dopo visione del film ancor più meraviglioso da cui la musica è tratta e mostre di fumetti e della cultura pop (qualsiasi cosa voglia dire);  il problema forse son proprio questa tipologia di eventi mondani: ad un certo punto ti vien voglia di prendere la mano di chi sta con te, o magari di avvicinarti e sussurrarle qualcosa all'orecchio, o di darle un bacio, ma poi ti rendi conto che non è una cosa da fare con un tuo amico barbuto o con un'amica, nonché zita di un amicollega (che ultimamente mi sta sopportando tanto, troppo, e credo che abbbreve mi manderà a quel paese con il garbo e l'educazione che la contraddistinguono); ed è sempre là il discorso: l'impossibilità di condividere le minchiate, poterti girare e trovare accanto a te qualcuno che ti capisca al volo, che possa prevedere tutto di te, anche le battute pessime o gli insulti figli della tua misantropia sempre più imponente...

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