si torna con le avventure del giovane elefante rosa con due piedi a Potsdam e due a Catania....alla sua quinta puntata

Le cose qui vanno ancora su e giù, credo di non essere mai stata di un umore così volubile prima d'ora. Ogni cosa positiva mi porta grande soddisfazione, ogni cosa negativa grande tristezza. Forse se dovessi tirare le somme adesso, dopo questo primo mese, il bilancio sarebbe negativo. Mi sento ancora impaurita, insicura, non so bene cosa fare, mi sento bloccata. Problemi coi corsi, io che ancora non cammino bene, la lingua che ancora non ingrana. E poi, sembrerà una minchiata, ma vedere la gente qui che studia e lavora, che fa un sacco di cose, un sacco di ragazze incinte o coi figli...mi fa sentire fuori tempo, è una cazzata lo so... ma mi fa pensare che a 25 anni sono ancora qua che mi spavento dei ragni e che non so come sbrigarmi le cose da sola... e allo stesso tempo non mi sento più in vena di andare alle feste e far baldoria. Mi sento troppo vecchia per certe cose e troppo piccola, troppo poco matura, in realtà, per altre. Questa lontananza mi sta facendo rendere conto di quanto lui sia importante, di quanto io voglia andare avanti insieme a lui. Il punto è che forse mi aspettavo di più e subito da questa esperienza. Mi aspettavo che tutto cambiasse quasi, che avrei avuto una crescita interiore tangibile, non lo so, un balzo di indipendenza, non ne ho idea. L'unica cosa che sento è che sono sì più forte, ma che mi sento più bloccata di prima, più realista di prima... forse questo primo mese mi ha fatto capire molto di me e di quello che voglio in futuro. E sono impaziente. Voglio entrare nel vivo di questa esperienza e tornare a casa per andare avanti.
Una poesia Zen dice: «Seduto pacificamente senza far nulla, viene la primavera, e l’erba cresce da sola» devo imparare a star seduto pacificamente: continuando a vivere la mia noiosa vita; riprendendo la solita vita del menga da studentesso universitario c'è sempre meno da raccontare: le giornate si ripetono sempre più simili l'una all'altra: università, casa, supermercato, casa, piscina, casa. La poesia zen dice di rimanere, e aspettare che l'erba cresca, di non far nulla, ed è forse, anzi sicuramente, più difficile di fare qualcosa: guardare il vento che la piega, la pioggia che la abbatte (pur sapendo che in fondo le faccia bene); vedere tutto ciò che di brutto succede, pur sapendo che questo possa essere solo un bene, che possa solo far diventare questa erba più vigorosa, più duratura, fa comunque male, non ti rende meno stupido quanto inutile agli occhi di te stesso, non ti fa stare meglio vedendo palesemente quell'erba soffrire. E a nulla servono le rassicurazioni che il tuo cervello fa da solo sul fatto che possano servirle, che possano essere utili, che "un giorno questo dolore ti sarà utile": l'unica cosa che vedi è la sofferenza, e faresti di tutto, ma proprio di tutto, pur di evitarla, limitarla o almeno lenirla...a parte la totale inutilità della mia persona e la futilità di ogni mio gesto il resto scorre abbastanza serenamente e tranquillamente, forse troppo, con qualche "evento" organizzato per e con gli amici che finisce in vacca (ma niente di diverso da prima, ma forse ora mi pesa di più, ma poco male)

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