ho proposto a chiunque di collaborare con me all'edizione di questo cumulo di pensieri, parole opere e omissioni che escono dalla mia testa, con la pubblicazione di altri usciti da altre teste...la terza ad accollarsi questa bella iniziativa del...blog è stata Federica, collega admin di una pagina di cinema su facebook e collega anche di sproloqui sul cinema e non solo


Nel 1996 mentre Roland Emmerich cominciava ad abituarci ai suoi film super super catastrofici, Tim Burton faceva scoppiare le teste degli alieni, Pieraccioni usciva con il suo secondo film, Tom Cruise si dilettava tra il mestiere di procuratore sportivo ed il fautore di missioni impossibili senza aver ancora mangiato la placenta che conteneva sua figlia, la Comencini ci insegnava, grazie alla Tamaro, ad inseguire sempre il cuore, e io guardavo Il Gobbo di Notre Dame, uscì IL PIANETA VERDE (La Belle Verte). Film francese, regia di  Coline Serreau, la quale ne ha scritto anche il soggetto, la sceneggiatura e le musiche, oltre ad esserne la protagonista. Da questo monopolio il film guadagna moltissimo, diventa un figlio, un’opera artistica di una sola persona che ne rispetta l’essenza.  È un fantasy-comico che accusa lo sfruttamento delle risorse naturali causato dall’industrializzazione che ha provocato anche una nevrosi dilagante.
Il Pianeta Verde è un mondo-altro fatto di esseri umani ultracentenari, assolutamente vegani perché il mondo si è rivoltato e gli uomini si sono ribellati, al capitalismo. Tutti dormono in mezzo alla natura, in pace e in armonia, acrobati funamboli e giocolieri (ogni famiglia ha la propria tradizione), il denaro non esiste, si vive di baratto e favori. Chi ha tempo e conoscenza, insegna, e tutti lì hanno tempo e conoscenza. Il film si apre con un’assemblea Plenaria convocata una volta l’anno per rivedere i compiti, sapere dei morti e decidere il numero di nascite in base al raccolto a disposizione e quello che madre natura concederà nei mesi successivi. Un’altra cosa che si decide è chi deve andare in missione sugli altri pianeti, missioni che hanno come scopo solo la comprensione degli altri esseri viventi.
Nessuno conquista nulla! Nessuno vuole andare sulla terra!
Tranne lei, Mila, riccioluta coraggiosa mamma vedova, che vuole andare sulla terra perché ha in corpo sangue terrestre. Non sono neanche razzisti. Arriva sul nostro mondo in una sfera trasparente, tipo utero materno, medium tra la purezza e il degrado terrestre. È questo uno degli aspetti positivi del film: lei è assolutamente ignara di cosa sia successo in Francia e nel mondo, dopo Napoleone. Si fida perché non ha motivo di avere paura. È speranzosa, figlia di una civiltà sana, ma il suo primo incontro è lo smog, poi i cibi intossicanti e intossicati. Fin quando arrivano loro: gli umani arteriosclerotici e ha una sola arma a sua disposizione, semplice quanto geniale, la disconnessione. Mani alla nuca, colpo alla Raffaella Carrà e diventano tutti liberi di essere ciò che vogliono, fluidi esseri viventi sulle note di Bach proveniente, anche lui, dal pianeta verde. La scena più esilarante è la disconnessione di tutti i giocatori in una partita di calcio, che cominciano a ballare e a baciarsi, chiaro riferimento alla impossibilità per un giocatore di calcio di fare coming out, soprattutto nel 1996.
Non potendo mangiare ha quindi bisogno di ricarica, e sono i neonati la ricarica. Nulla di macabro e scabroso. Si reca in un ospedale, e lì, tra tanti c’è un bimbo abbandonato dalla madre, che non sta bene. Lei lo prende e lo culla e la connessione è iniziata, il bambino sta meglio e lei si ricarica. Incontrerà altri personaggi che le permetteranno di conoscere il mondo terrestre, e attraverso i quali capire quante cose inutili ci siano nel nostro fare ma proprio perché Mila, e poi due dei suoi figli, arrivano sulla terra esclusivamente per capire, fanno delle domande. Non c’è mai nel film una smascherata critica tirannica che diventa fastidiosa anche se giusta. Fanno delle domande, chiedono il perché con estrema educazione, come a dire “io sono qui, spiegami! Cosa state facendo a voi stessi e al mondo?”. Vi consiglio di vederlo per la dolcezza e la comicità con cui la Serreau parla del mondo e degli umani. Paradossalmente, pur non essendo noi quelli del pianeta verde, lascia un gran senso di purezza. 

Buona Visione!







visto che ci sono vi butto pure il film intero su vimeo, non so quanto durerà, ma io ci ho provato

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