meno male che ci sono le arene estive che permettono di recuperare le visioni mancate durante l'anno... 



Allen recupera dopo un paio di delusioni degli ultimi anni, arrivando alla quarantottesima pellicola dietro la macchina da presa a settantonno anni. Avendo visto il film con quasi 6 mesi di "ritardo" ho avuto modo di leggere e sentirne parlare parecchio: ovunque ho letto che questo sarebbe un film sulla crisi, su una famiglia distrutta dalla crisi, ma sembra più un film su due sorelle, sul loro modo di affrontare le difficoltà e i problemi, della crisi non si vede proprio nulla, neanche il disfacimento di Jasmine, per niente causato dalla crisi. 
La storia è semplice e già vista: una signora ricca dell'UpperEastSide va in bancarotta e si rifugia dalla sorella zoticona e sempliciotta, che vive a SanFrancisco. 
Subito si nota che la protagonista ha qualche rotella fuoriposto, che qualcosa in quello che fa non torna, ma non si riesce a comprendere subito il perché. Durante tutta la pellicola dei piccoli flashback raccontano, pezzo per pezzo, la storia com'è andata, il perché di quell'odio tra sorelle, il perché di quei rapporti così strani (difficilmente, per tutti i 98 minuti, vedremo le due sorelle avere qualsiasi contatto fisico). 
Il film scorre così tra luoghi comuni e scene già viste, ma è l'insieme a dare un profumo di novità e di "diverso". 
La colonna sonora, a parte la stranominata Blue Moon di Richard Rodgers e Lorenz Hart suonata da Conal Fowkes, non è niente di non-già-sentito-in-un-film-di-Woody-Allen, ma comunque non dispiace, ed essendo usata, come sempre accade dal regista newyorkese, in maniera delicata e impalpabile, riesce a far da cornice alle immagini senza sovrastarle o infastidirne il godimento.
Il cast è da capogiro, su tutti spicca Cate Blanchett la quale riceve un un Oscar, davvero meritatatamente ; Alec Baldwin riesce, seppur con una parte minimale, a rappresentare perfettamente il suo personaggio: gli bastano un movimento, uno sguardo per raccontare quel che vuole (la sua capacità recitativa è come un buon vino, più passa il tempo è migliore è la qualità, aumentano i dettagli, i mezzitoni, la finezza dell'interpretazione); Louis C.K. e Andrew Dice Clay pensano ad abbassare un pò il tono, e Bobby Cannavale riesce ad interpretare "l'operaio poraccio senza obiettivi se non sposarsi e metter sù famiglia" dando una prova d'attore non indifferente. 
Il bello del film è il finale, che spiazza e non è di certo quello che ci si aspetta dopo aver visto la prima mezz'ora del film. Non è un finale buono, né buonista, anzi, ma non può definirsi neanche negativo, cattivo o ingiusto: va a finire come deve andare a finire.




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4 commenti :

  1. Film davvero molto bello e con un finale da urlo. Concordo su tutto!

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    1. Grazie! ;) Il finale mi ha spiazzato: lì per lì non mi è gran piaciuto, avrei voluto qualcosa di più "buono", però ripensandoci uscito dalla sala è stata la scelta migliore.

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  2. Bella rece asciutta. Questo film di woody allen è tra i migliori del suo ultimo periodo.

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    1. Di certo ha recuperato dopo qualche scivolata....grazie del complimento ^_^

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