visto al cinema con un pugno di amici, poi scaricato in lingua originale coi sottotitoli in inglese e visto una decina di volte, e altrettante poi in italiano...



Politicamente non-corretta, ma estremamente ben fatta, commedia su un argomento serio. Fa ridere per quasi due ore, e nel finale riesce anche a commuovere, senza pietismi o facili buonismi.
L'incontro tra la semplicità di un uomo di periferia, e la nobile e ricca borghesia è un connubio che da sempre ha fatto ridere (se saputo fare come in questo caso, al contrario del principe sianiano o del presidente bisiano), anche con semplicità e una  punta di retrogusto amaro. Qui il tutto viene fuso ad una semplicità nell'affrontare anche il problema della tetraplegia: l'unica cosa veramente importante è l'uomo, e non il malato, trattandolo proprio da uomo, e non da malato [emblematica la scena in cui a Philippe suona il telefono e Driss glielo porge].
I titoli di testa sono un piccolo omaggio al mondo del fumetto, molto ben fatto, e piacevolissimo, con Driss e Philippe che cantano September a ritmo con l'originale utilizzata sopra i titoli stessi. 
Una parigi sullo sfondo quasi assente (non è importante il luogo, per la storia), fotografia ben fatta, che evidenzia le espressioni di Francoise Clouzel, ma senza insisterci troppo, senza essere pesante: ci ricorda ad ogni inquadratura il problema del protagonista, senza però tediarci con lunghe riprese su di lui o sulla sua impossibilità di muoversi. Altro problema di Philippe la morte della moglie, che però ci viene detto una volta, e ricordato sul finale per la storia dell'uovo di Fabergé, ma che non viene usato per farci provare pietà per il personaggio, ma solo per farcelo capire e per farci capire alcune sue scelte.
Musiche azzeccatissime: Ludovico Einaudi, Earth, Wind & Fire, Frédéric Chopin, Franz Schubert, Wolfgang Amadeus Mozart, George Benson, Carl Maria von Weber, Terry Callier, Jean-Philippe Rameau, Antonio Vivaldi, Johann Sebastian Bach, Nikolai Rimski-Korsakov, Nina Simone, Hal Mooney (pochi rischi quando chi le sceglie è Ludovico Einaudi, poco utilizzato in italia).
Omar Sy già conosciuto in francia, grazie ai due registi, alla loro terza pellicola, insieme, anche con Tellement proches del 2009, edito in italia nel 2012 col titolo "Troppo amici", giusto perché ai nostri distributori gli spettatori sembrano tanto stupidi da non essere capaci di andare al cinema se non richiamati da qualcosa come "ah ma è quello dell'altro film..." "ah no...questo è il seguito di quell'altro...". Anche il titolo di questa pellicola poteva essere lasciato come era stato scelto dagli sceneggiatori/registi, ma i nostri cari distributori ci ritengono troppo stupidi da non capire e/o pigri e incapaci da non saper eventualmente googlare un termine per scoprirne tutte le sfumature.
Bel film: fa ridere fino alle lacrime (che ritornano sul finale, quando si scopre che la storia è vera, seppur romanzata) fa riflettere sulle malattie,  sui problemi; ma soprattutto fa riflettere sul modo di affrontare queste difficoltà e sui limiti che ci imponiamo, spesso, da soli.
Che forse sia una "cura-Driss" che serva al nostro cinema malato?!?!


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