visto per completare il ciclo burtoniano...





Esce nello stesso anno di "Indipendence day" con cui ha alcune cose in comune, seppur i due film non sono neanche lontanamente paragonabili: in entrambi troviamo una famiglia di colore separata; la distruzione dei simboli più famosi del pianeta, dalla casabianca, alla torre eiffel, al monte rushmore, al big ban, al taj mahal, alle teste sull'isola di pasqua. [geniale la scena in cui si vede una città in fiamme, tutta piena di fumo, dal quale si vede uscire godzilla, per poi vedere che è un alieno che guarda la tv terrestre omaggio al cinema fantascientifico degli anni passati, insieme alla locandina e alla forma degli alieni].
Fossi stato in Burton avrei fatto la scena dell'atterraggio con almeno la navetta che si poggiava sopra il pubblico, seminando il caos, e non che arriva al centro del palcoscenico preparato magistralmente dagli Usa, con la rampra che scende e va a posarsi esattamente sull'inizio del tappeto rosso. 
CAST STELLARE: Jack Nicholson che mi piace per la prima volta da "normale", seppur idiota (non psicolabile/pazzo/schizofrenico/malatodimente) anche se troppo normale non lo è nemmeno in questa parte; Sarah Cavallo Parker perfetta nella parte di una "giornalista" di moda, che finisce per diventare una sorta di cinocefalo al contrario; Jack Black irriconoscibilmente magro, ed impalpabile nel film, data la brevità della sua parte; Pierce Brosnam perfetto nella sua ostinata bontà da scienziato; Natalie Portman come Jack Black, ma senza la magrezza; idem per Micheal J. Fox, che fa però un giornalista sconvolto dalle scelte, più che di pancia un pò più giù, fatte dal professor Donald Kessler per diffondere le notizie sui marziani; per Joe Pesci invece, seppur in una breve parte, c'è da fare un altro discorso: anche se con modalità sbagliate e spinto da un idea sbagliata fa l'unica cosa sensata: si ci avvicina e prova a convincerli della bontà umana (per il risultato della sua filippica invito a vedere il film).
Una spettacolare Sylvia Sidney fa quello che farebbe chiunque, come lei, ormai vicina alla morte, vedendo le scene di attacco in tv: la prende a ridere, perchè tanto incazzarsi, preoccuparsi e andarsi a nascondere non avrebbe senso, contro una razza aliena superiore in numero, in tecnologia e in evoluzione. Ed è lei a trovare la soluzione, per sbaglio, da disinteressata e tranquilla vecchietta qual è, quasi rassegnata e totalmente per caso [la musica salva, sempre!].
La CG non è pane quotidiano per Burton, che comunque non ne fa un cattivo uso, anzi. La qualità però è molto bassa (erano già usciti i vari Star Wars, Terminator, Waterworld, un paio di Alien), ma gli altri effetti (esplosioni, scoppi, palazzi distrutti) sono ben fatti coi modellini.
Mi aspettavo qualcosa in più da Burton sulla creazione dei marziani e del loro modo di fare, troppo simile a quello umano: vengono per conquistare, ne mandano prima un pugno a controllare, poi mandano la cavalleria, scena classica dei soldati in fila che prima vengono vestiti e poi prendono l'arma (unica innovazione che tutte queste operazioni sono automatizzate). Poi sono una razza così intelligente, però hanno bisogno del traduttore per capire cosa dicono i terrestri e i messaggi usciti dal gigantesco traduttore, devono essere trasportati fisicamente per essere comunicati al capo, o a chi per lui. 
Il discorso finale del presidente Nicholson e le sue conseguenze sono qualcosa di geniale, come il bacio tra le due teste. Gli unici a salvarsi sono gli inetti, i pazzi e i puri, come nella maggior parte dei film di Burton.
Scienza presa profondamente per i fondelli, anzi più che altro derisa nella pellicola (il traduttore marziano-umano creato dai professori terrestri non è molto funzionante e spesso poco chiara nella traduzione, è per colpa sua se inizialmente non sono chiare le intenzioni dei marziani). 
Il finale buonista e razzista (il neretto si può sacrificare, affinchè il bianco si salvi), è prodigioso!


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