Classica commedia degli equivoci, che si susseguono e gerano situazioni spassose, poco credibili, ma leggere, come il film. Dopo "La cena dei cretini" il regista francese torna con questa commedia che fa una critica al mondo del lavoro, ma anche al mondo in genere, e al falso rispetto che spesso si trova verso il "diverso", dettato non da un vero e profondo rispetto verso l'essere umano che ci si trova davanti, ma molto più spesso da interessi di vario tipo.
L'idea della trasgressione e' molto piu' efficace della sua effettiva concretizzazione, non importa che sia gay o qualsiasi altra cosa (il film si interessa poco all'oggetto della trasgressione, ma a quello che gli altri vedono in noi quando, presumibilmente, trasgrediamo). Gli attori perfetti, dall'inetto protagonista, al represso e facilmente manipolabile caposettore, al supercapo, come sempre lontano dai propri lavoratori. 


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