dopo "Breaking bad" sono moralmente costretto a vedere tutto ciò in cui c'è Bryan Cranston





Musiche, ambientazioni e colori dei film anni '80 (è un complimento), le musiche soprattutto entrano in testa, e non ne escono più (soprattutto "nightcall" di Kavinsky).
Brillante la fotografia, semplice ma fortemente esplicativa per lo spettatore (spesso abbiamo cambi d'inquadratura che seguono ciò che vede il personaggio principale della scena), ancor più brillante il commento della partita che "segue" l'inseguimento iniziale. Scene d'inseguimento non particolarmente spettacolari, ma sicuramente ben fatte e molto realistiche: non rubano troppo la scena agli attori e alla storia (e in più vediamo dove va a finire il canale artificiale di Los Angeles che abbiamo visto migliaia di volte in altrettanti film d'azione). Il nostro eroe trova la donzella in difficoltà, cercando di aiutarla fa uccidere il suo cavaliere, ma poi rimedia a tutto: violento, truce e silenzioso...perfetto! Un hitman più gradevole esteticamente. Il fascio di luce che colpisce il protagonista nei due momenti veramente clou è epico. Non credo molto nei premi, ma Nicolas Winding Refn ha vinto per la migliore regia a Cannes nel 2011, qualcosa vorrà dire. 
La nascita della "storia d'amore impossibile" è più realistica, naturale, anche se quasi totalmente silenziosa; è fatta di piccoli gesti, di sguardi. Il finale sorprende, lasciando un pò l'amaro in bocca, ma senza troppo fastidio, avendo trama ben riuscita, intrecciata eccessivamente ma in maniera non troppo esagerata (alla fine il bene vince: il nostro eroe abbandona 1.000.000 di dollari in un parcheggio, poichè quei soldi sono sporchi). SPOILER [Driver va da solo nella notte a morire, guidando, o si sta solo allontanando dalle persone care? E se si sta allontanando lo sta facendo per sempre, o solo finchè non si calmeranno le acque?]. La storia è trita e ritrita, vista in mille salse diverse, ma Refn sa raccontarla in maniera diversa, più semplice e autentica.
La favola della rana e dello scorpione, citata nel film, ma non raccontata, è la perfetta sintesi del modo di agire del nostro protagonista (in tutto il film non veniamo mai a sapere come si chiama, e nei titoli di coda lo conosciamo solo come "Driver"). Il silenzio del protagonista per i primi 16 minuti è una bella trovata (non che dopo parli molto, comunque); alla guida ricorda un pò il Kimi Raikkonen della ferrari e il suo essere inespressivo trasmette molto più di quanto farebbero cedine di monologhi.
Finalmente un titolo non tradotto (e quindi rovinato): "Drive" oltre, alla ovvia traduzione automobilistica, vuol dire anche motivazione, volontà, e può essere usato anche come verbo "conficcare".
Auto da intenditore: dalla vecchissima Ford Thunderbird del 1955 fino alla più recente Ford Mustang del 2011, c'è una sfilza di auto di uso comune, non necessariamente da corsa, veicoli che in California sarebbero banali e comuni utilitarie. La Chevrolet Chevelle del 1973, è l'auto usata da tutti i giorni dal Driver, mentre il suo capo usa una Pontiac GTO del 1966. L'inseguimento più bello, oltre quello iniziale con la polizia, è con una Chrysler 300 nera, coi vetri fumè. Ovviamente la Chevrolet Monte Carlo NASCAR è qualcosa di superlativo, sia ferma nel garage, che in pista.

Altro romanzo da leggere, quello di James Sallis.






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