dopo aver visto "Qualcuno volò sul nido del cuculo" e "Man of the moon" non potevo non vedere quest'altro capolavoro





Un anziano Salieri, ricoverato dopo un tentato suicidio, si confessa, raccontando la sua vita, ma soprattutto quella di Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Mozart, questo il nome completo dell'artista dove manca propio il nome, Amadeus, titolo del film (in realtà Amadeus è la traduzione latina di Theophilus). La rivalità, evidentissima nel film, tra Mozart e Salieri, è poco più di una leggenda: ci sono state sicuramente molte accuse di plagio, ma all'epoca erano cosa comune, e del resto oggi non mancano. Shaffer (sceneggiatore) si fa trasportare un pò dal dramma di Puskin, rappresentato a Mosca nel 1898, dove la "cattiveria" di Salieri è esasperata, esagerata e volutamente evidente. Salieri è goffo e sfortunato: ne fa di tutti i colori per mettere i bastoni tra le ruote al "nemico" Mozart, ma ogni volta, senza la sua volontà, riesce ad aiutarlo. Fantastico il prete che confessa Salieri, confessione da cui parte la storia, che forse, nelle intenzioni del regista, dovrebbe rappresentare lo spettatore: inizialmente stupito dalla storia, di cui non capisce molti passaggi, e alla fine commosso e sconvolto dal comportamento, da psicopatico, di Salieri. Amadeus e Salieri sono opposti in tutto: dallo stile di vita al modo di concepire e creare la musica, ma alla fine nessuno dei due si può dichiarare vincitore, ognuno porta alle estreme conseguenze la propria vita, piangendone le conseguenze.
Non credo molto nei premi, però 8 Oscar [film, regia, sceneggiatura, attore (F. Murray Abraham), costumi (Theodor Pistek), suono(Mark Berger, Thomas Scott, Todd Boekelheide e Christopher Newman), trucco (Paul Le Blanc, Dick Smith), scenografia (Patrizia von Brandenstein, Karel Czerny)], 4 Golden Globe [Miglior film drammatico, Migliore regia, Miglior attore in un film drammatico (F. Murray Abraham) e Migliore sceneggiatura (Peter Shaffer)], 4 BAFTA [Migliore fotografia (Miroslav Ondříček), Miglior montaggio (Nena Danevic e Michael Chandler), Miglior trucco (Paul LeBlanc e Dick Smith), Miglior sonoro (Mark Berger, Thomas Scott, Todd Boekelheide e Christopher Newman) ] vorranno pur dire qualcosa, essendo soprattutto tecnici.
Il vero protagonista della storia non è la musica, nè il musicista osannato, nè quello prima considerato un genio e poi relegato a qualche opera di poco conto, ma l'invidia che quest'ultimo prova, che lo porta ad agire come vediamo, a pensare come ci viene raccontato, e poi a patirne per sempre le conseguenze, da solo, chiuso in quell'ospedale, che tanto ricorda lo State Mental Hospital di Salem [anche se qui la storia è inversa: da fuori, si finisce dentro]. L'ospedale sembra quasi, per il regista, l'unico luogo dove la verità possa uscire fuori, con tutta la sua forza e violenza, senza filtri o variazioni, piccole o grandi che siano. L'ambientazione è superflua, se pur meravigliosa: la storia potrebbe essere ambientata in qualsiasi periodo storico e portare alla stessa conclusione. 
Piccola curiosità: anche questo film è stato girato con la luce naturale e reale che poteva esserci all'epoca, come Barry Lindon 9 anni prima. 



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2 commenti :

  1. "Mediocri, ovunque voi siate, io vi assolvo... io vi assolvo... io vi assolvo... tutti!" :D

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SCRIVI PURE: chiunque spara cazzate, perché non dovresti tu?

però ricorda, se devi offendere, fallo con stile!